LA LIRICA 1)1 DANTE.
Ed altri son, clic per esser ridenti, D'intendimenti
Correnti — voglion esser giudicati Da quei clie so' ingannati, Veggendo rider cosa, Che l'intelletto ancora non la vede. Ei parlan con vocaboli eccellenti : Vanno piacenti
Contenti — che dal volgo sien lodati:
Non sono innamorati
Mai di donna amorosa:
Ne' parlamenti lor tengono scede.
Non moverieno il piede
Per donneare a guisa di leggiadro:
Ma come al furto il ladro,
Cosi vanno a pigliar villan diletto;
Non però che in donne è cosi spento
Leggiadro portamento,
Che pajono animai senza intelletto.
Non è pura virtù la disviata; Poich' è biasmata,
Negata — dov'è più virtù richiesta; Cioè in gente onesta Di vita spirituale, 0 d'abito che di scienza tiene. Dunque s'ell'è in cavalier lodata, Sarà causata,
Mischiata — di più cose; perchè questa
Convien che di sè vesta
L'un bene e l'altro male?
Ma virtù pura in ciascuno sta bene.
Sollazzo è, che convene
Con esso Amore, e l'opera perfetta:
Da questo terzo retta
È leggiadria, ed in suo esser dura,
Siccome il sole, al cui esser s'adduce
Lo calore e la luce,
Con la perfetta sua bella figura.
Ancorché ciel con cielo in punto sia, Pur leggiadria
Disvia — cotanto e più quant'io ne conto;
Ed io che le son conto,
Mercè d'una gentile,
Che la mostrava in tutti gli atti suoi,
Non tacerò di lei, chè villania
Far mi parria,
Si ria — eli' a' suoi nemici sare1 giunto.
Per che da questo punto
Con rima più sottile
Tratterò il ver di lei, ma non so a cui.
Io giuro per colui
Ch' Amor si chiama, ed è pien di salute,
Che senza oprar virtute,
Nissun puote acquistar verace loda: