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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   LA LIRICA 1)1 DANTE.
   Ed altri son, clic per esser ridenti, D'intendimenti
   Correnti — voglion esser giudicati Da quei clie so' ingannati, Veggendo rider cosa, Che l'intelletto ancora non la vede. Ei parlan con vocaboli eccellenti : Vanno piacenti
   Contenti — che dal volgo sien lodati:
   Non sono innamorati
   Mai di donna amorosa:
   Ne' parlamenti lor tengono scede.
   Non moverieno il piede
   Per donneare a guisa di leggiadro:
   Ma come al furto il ladro,
   Cosi vanno a pigliar villan diletto;
   Non però che in donne è cosi spento
   Leggiadro portamento,
   Che pajono animai senza intelletto.
   Non è pura virtù la disviata; Poich' è biasmata,
   Negata — dov'è più virtù richiesta; Cioè in gente onesta Di vita spirituale, 0 d'abito che di scienza tiene. Dunque s'ell'è in cavalier lodata, Sarà causata,
   Mischiata — di più cose; perchè questa
   Convien che di sè vesta
   L'un bene e l'altro male?
   Ma virtù pura in ciascuno sta bene.
   Sollazzo è, che convene
   Con esso Amore, e l'opera perfetta:
   Da questo terzo retta
   È leggiadria, ed in suo esser dura,
   Siccome il sole, al cui esser s'adduce
   Lo calore e la luce,
   Con la perfetta sua bella figura.
   Ancorché ciel con cielo in punto sia, Pur leggiadria
   Disvia — cotanto e più quant'io ne conto;
   Ed io che le son conto,
   Mercè d'una gentile,
   Che la mostrava in tutti gli atti suoi,
   Non tacerò di lei, chè villania
   Far mi parria,
   Si ria — eli' a' suoi nemici sare1 giunto.
   Per che da questo punto
   Con rima più sottile
   Tratterò il ver di lei, ma non so a cui.
   Io giuro per colui
   Ch' Amor si chiama, ed è pien di salute,
   Che senza oprar virtute,
   Nissun puote acquistar verace loda: