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CAI-ITOLO DODICESIMO.
E a questo tempo son dirizzati gli strali del parlar di Beatrice, quando non con linguaggio mistico, ma con vero accoramento di amante rimprovera il poeta su la vetta del monte sacro. Quei versi divini tutti gli lianno a mente: pure a me convien riportarli, come ultimo suggello al mio dire-
Alcun tempo '1 sostenni col mio volto: Mostrando gli occhi giovinetti a lui, Meco '1 menava in dritta parte vólto.
SI tosto come in su la soglia fui Di mia seconda etade e mutai vita, Questi si tolse a me e diessi altrui.
Quando di carne a spirto era salita, E bellezza e virtù cresciuta m'era Fu' io a lui men cara e men gradita.
E volse i passi suoi per via non vera, Imagini di ben seguendo false Che nulla promission rendono intera.
Ne l'impetrare spirazion mi valse, Con le quali ed in sogno ed altrimenti Lo rivocai; sì poco a lui ne calse.
Tanto giù cadde, che tutti argomenti Alla salute sua eran già corti (i)
E quali agevolezze o quali avanzi Nella fronte degli altri si mostrare Perchè dovessi lor passeggiare anzi? (2)
Mai non t'appresentó natura od arte Piacer quanto le belle membra in eh' io Rinchiusa fui, che sono in terra sparte.
E se '1 sommo piacer si ti fallìo Per la mia morte, qual cosa mortale Dovea poi trarre te nel suo disio?
Ben ti dovevi per lo primo strale Delle cose fallaci levar suso Diretro a me che non era più tale.
Non ti dovea gravar le penne in giuso Ad aspettar più colpi o pargoletta 0 altra vanità con sì brev'uso (3).
Ma, se l'amore in quelle rime cantato fu della donna o della pargoletta a cui diessi togliendosi a Beatrice sì tosto come questa fu in su la soglia di sua se-
valcanti aggiungere anche (come tendenti a provare la cosa stessa) quelli di Gino , nella Canzone indietro riferita per la morte di Dante:
Ah vero Dio, che a perdonar benegno Sei a ciascun che col pentir si colca, Quest' anima, bivolca Sempre stata e d'amor coltivatrice, Ricovera nel grembo di Beatrice.
(1) Purg. XXX, 121-137.
(2) Purg. XXXI, 28-30.
(3) Purg. XXXI, 49-60.