I,A LIRICA DI DANTE.
335
filosofia si fratta già, ma dì femmina vera e viva qualunque ella si fosse, e il Giuliani se n' esce con osservare che da essa anche si avrebbe nuova ragione a credere che il poeta fosse da vero di natura sua trasmutabile per tutte guise. A me ogni qual volta rileggo codesti versi (che in'avviene spesso, perchè mirabili di passionata efficacia, e il Petrarca, buon giudice, se lo sapeva), ricorre la mente a quelle parole del Boccaccio: « Tra cotanta scienza, quanto dimostrato è di sopra issere stato in questo mirifico poeta, trovò amplissimo luogo la lussuria, e non
Non trovo scudo ch'ella non mi spezzi, Nò luogo che dal suo viso m' asconda; Ma come fior di fronda, Così della mia mente tien la cima. Cotanto del mio mal par che si prezzi, Quanto legno di mar che non leva onda : Lo peso che m' affonda È tal, che non potrebbe adeguar rima. Ahi 1 angosciosa e dispietata lima, Che sordamente la mia vita scemi, Perchè non ti ritemi Rodermi così il core scorza a scorza, Com'io di dire altrui chi ten dà forza?
Chè più mi trema il cor, qualora io penso Di lei in parte, ov' altri gii occhi induca, Per tema non traluca <»
Lo mio pensier di fuor sì che si scopra, Ch' io non fo della morte, che ogni senso Colli denti d'Amor già mi manduca: Ciò che nel pensier bruca La mia virtù sì che n' allenta 1' opra. El m' ha percosso in terra, e stanimi sopra Con quella spada, ond'egli ancise Dido, Amore, a cui io grido, Mercè chiamando, ed umilmente il priego: E quei d'ogni mercè par messo al niego.
Egli alza ad or ad or la mano, e sfida La debole mia vita esto perverso, Che disteso e riverso Mi tiene in terra d'ogni guizzo stanco. Allor mi surgon nella mente strida: E '1 sangue, eh'è per le vene disperso, Fuggendo corre verso
Lo cor che '1 chiama; ond'io rimango bianco. Egli mi fiede sotto il braccio manco Sì forte, che '1 dolor nel cor rimbalza; Allor dich'io: s'egli alza Un' altra volta, Morte m' avrà chiuso Prima che '1 colpo sia disceso giuso, Cosi vedess' io lui fender per mezzo Lo coro alla crudele, che '1 mio squatra; Poi non mi sarehb' atra La morte, ov'io per sua bellezza corro. Chè tanto dà nel sol quanto nel rezzo Questa scherana micidiale e latra.