CAPITOLO DODICESIMO.
L'anima dice al cor: chi è costui, Che viene a consolar la nostra mente, Ed è la sua virtù tanto possente, Ch'altro pensier non lascia star con nui l
Ei le risponde: 0 anima pensosa, Questi è uno spiritel nuovo d'amore, Che reca innanzi a me li suoi desiri : E la sua vita e tutto il suo valore, Mosse dagli occhi di quella pietosa, Che si turbava de' nostri martiri.
Nessuno'veramente, leggendo tali versi, anderebbe dubbioso nell' interpretarli. Se non che in tali versi si è creduto da molti di ravvisare un'allegoria, ed a ciò ha condotto quello che Dante stesso scriveva nel Convito (1): «... come per me fu perduto il primo diletto della mia anima... io rimasi di tanta tristizia punto, che alcuno conforto non mi valea. Tuttavia dopo alquanto tempo la mia mente che s'argomentava di sanare provvide, perchè nè il mio nè l'altrui consolare valea, ritornare al modo che alcuno sconsolato avea tenuto a consolarsi. E misimi a leggere quello non conosciuto da molti libro di Boezio, nel quale cattivo e discacciato, consolato s'avea.... E, siccome esser suole che l'uomo va cercando argento e fuori della intenzione trova oro, lo quale occulta cagione presenta non forse senza divino imperio, io, che cercava di consolare me, trovai non solamente alle mie lacrime rimedio, ma vocaboli d'autori e di scienze e di libri; li quali considerando, giudicava bene che la filosofia, ch''era donna di questi autori, di queste scienze e di questi libri, fosse somma cosa. E immaginava lei fatta come una donna gentile, e non la potea immaginare in atto alcuno se non misericordioso ».......
Dobbiamo noi dunque ravvisare nelle poesie della donna gentile non altro elle un'allegoria?
A tale questione ha risposto con acutissima critica il prof. Carducci, e noi non sappiamo fare di meglio che riferire qui alcune delle sue belle pagine: (2). « Alcuni egregi commentatori del Canzoniere troppo a mio giudizio allargarono la serie delle rime propriamente allegoriche o che Dante proponevasi di mostrar tali., Ma ad ogni modo, anche menando lor buona sì fatta larghezza, riman pur vero che, tanto secondo l'insegnamento della chiesa rispetto alle cose sacre, quanto secondo quel che Dante e i contemporanei adoperarono rispetto alle profane, il senso allegorico non esclude il letterale; sicché una riposta significazione filosofica può ben ritrovarsi in rime che da principio non altro espressero che l'amor naturale.
..'.... Rileggasi, per esempio, la canzone Così nel mio parlar voglio esser aspro (3), nella quale anche il Fraticelli è costretto ad ammettere che non della
(1) II, 13.
(2) Delle Rime di D. A., pag. 202 e seg.
(3) Credo che farà comodo al lettore averla qui per intero :
Così nel mio parlar voglio esser aspro, Com' è negli atti questa bella pietra, La quale ognora impéTra Maggior durezza e più natura cruda : E veste sua persona d'un diaspro Tal, che per lui, o perch'ella s'arretra, Non esce di faretra Saetta, che giammai la colga ignuda. Ed ella ancide/e non vai eh' uom si chiuda, Nè si dilunghi da'colpi mortali; Che, com'avesser ali, Giungono altrui, e spezzan ciascun' arme : Perch'io non so da lei, nè posso aitarme,