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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   CAI-ITOLO DODICESIMO.
   Ita n'è Beatrice in l'alto cielo, Nel reame ove gli angeli hanno pace, E sta con loro; e voi, donne, ha lasciate. Non la ci tolse qualità di gelo Nè di calor, siccome l'altre face : Ma sola fu sua gran benignitate. Ghè luce della sua umilitate Passò li cieli con tanta virtute, Che fe' meravigliar l'eterno Sire, Si che dolce desire Lo giunse di chiamar tanta salute, E fella di quaggiuso a sè venire ; Perchè vedea eli'està vita noiosa Non era degna di si gentil cosa.
   Ma dopo questo indiamento, dopo averla quasi posta egli stesso colle sue mani nel cielo, anche del proprio dolore si ricorda il poeta, del dolore di averlo perduto, quel caro sogno, quel sospiro, quell'ideale della sua vita, e piange, in versi di cu; non furono mai scritti i più belli:
   Partissi della sua bella persona Piena di grazia l'anima gentile, Ed èssi gloriosa in loco degno. Chi non la piange quando ne ragiona, Core ha di pietra sì malvagio e vile , Ch' entrar non vi può spirito benigno. Non è di cor villan sì alto ingegno, Che possa imaginar di lei alquanto, E però non gli vien d. pianger voglia: Ma vien tristizia e doglia Di sospirare e di morir di pianto, E d'ogni consolar l'anima spoglia, Chi vede nel pensiero alcuna volta Qual ch'ella fu, e com'ella n'è tolta.
   Dannomi angoscia li sospiri forte, Quando il pensiero nella mente grave Mi reca quella che m'ha il cor diviso. E spesse fiate pensando alla morte, Me ne viene un desio tanto soave, Che mi tramuta lo color nel viso. Quando l'imaginar mi tien ben fiso, Giugnemi tanta pena d'ogni parte, Ch' i' mi riscuoto per dolor eh' io sento ; E sì fatto divento, Che dalle genti vergogna mi parte. Poscia piangendo, sol nel mio lamento Chiamo Beatrice; e dico: Or se'tu morta! E mentre eli' io la chiamo, mi conforta.
   cielo in terra a miracol mostrare, disiata in alto cielo, e rituonantevi per vie e ragion diverse quelle delle altre umane creature. Si può anche deplorare che Dante stiraass'' opportuno di dichiarare metafìsicamente, e perciò forse sciupare, un bel concetto poetico; ma più strano a me sembra trarre di qua illusioni e prove contrarie alla realtà dei fatti, o alla natura della mento e del cuore di lui. 4