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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   330
   capitolo dodicesimo.
   Negli occhi porta la mia donna Amore, Per che si fa gentil ciò ch'ella mira : Ov'ella passa, ogni uom ver lei si gira, E cui saluta fa tremar lo core;
   Sicché, bassando il viso, tutto smuore, E d'ogni suo difetto allor sospira : • Fugge dinanzi a lei superbia ed ira; Aiutatemi, donne, a farle onore.
   Ogni dolcezza, ogni pensiero umne Nasce nel core a chi parlar la sente; Ond'è beato chi prima la vide.
   Quel ch'ella par quando un poco sorride, Non si può dicer nè tener a mente, SI è nuovo miracolo gentile;
   In un altro è la visione fantastica della morte della sua donna:
   Poi vidi cose dubitose molte Nel vano immaginare, ov'io entrai; Ed esser mi parea non so in qual loco, E veder donne andar per via disciolte, Qual lagrimando e qual traendo guai. Che di tristizia saettavan foco. Poi mi parve vedere appoco appoco Turbar lo sole ed apparir la stella, E pianger egli ed ella; Cader gli augelli volando per l'a're, E la terra tremare; Ed uom m'apparve scolorito e fioco, Dicendomi: che fai? non sai novella? Morta è la donna tua ch'era si bella
   Levava gli occhi miei bagnati in pianti, E vedea (che parean pioggia di manna) Gli angeli che tornavan suso in cielo, Ed una nuvoletta avean davanti, Dopo la quale cantavan tutti: osanna (1)
   Altrove è quel sonetto che pare un sospiro, un profumo, un inno elevantesi a. trono di Beatrice; che suona come una mesta musica; che scende neh anima com un sacro affetto:
   Tanto gentile e tanto onesta pare La donna mia, quand'ella altrui saluta; Ch'ogni lingua divien tremando muta, E gli occhi non l'ardiscon di guardare.
   Ella sen va sentendosi laudare, Benignamente d'umiltà vestuta; E par che sia una cosa venuta Di cielo in terra a miracol mostrare.
   (I) Mi par giusta l'osservazione di Delécluze (op. cit. pag. 393, 94) che il passaggio in questa canzone dalla stanza IV alla V può servire a indicarci « la première transi-tion de ce qu' il peut y avoir eu de passion naturelle, dans l'amour de Dante pour la lille de Portinari, à cet amour intellectuel, platonique, et entin lìguratif, qui s empara sueces-sivement de l'esprit du poète, depuis la mort de Béatrice ».