I,A LIRICA DI DANTE. 327
Al periodo della prima parie della Vita Nuova (an. 1274-1287) appartengono per il tempo e per l'arte, anche altre poesie di Dante. Per il tempo quel sonetto bellissimo:
Guido, vorrei che tu e Lapo ed io Fossimo presi per incantamento E messi in un vascel che ad ogni vento Per mare andasse a voler vostro e mio;
Si che fortuna od altro tempo rio Non ci potesse dare impedimento, Anzi vivendo sempre ad un talento, Di stare insieme crescesse il disio.
E Monna Vanna e Monna Bice poi, Con quella ch'ò 'n sul numero del trenta, Con noi ponesse il buono incantatore.
E quivi ragionar sempre d'Amore, E ciascuna di lor fosse contenta, Siccome io credo che sariamo noi.
Ma non per l'arte, se non erriamo; perchè già qui, in questo sogno, in questo vago desiderio delle onde, della calma e dell'amore infiniti, ci è distacco dalla vita materiale, c'è aspirazione alla serenità di un'esistenza diversa. Dante era in questo sonetto quasi precursore della sua seconda maniera, faceva sentire le prime note di quel lirismo olimpico, di quella solenne, tranquilla, eterea elevazione del suo spirito, per cui sono famose le poesie della seconda parte della Vita Nuova.
Cosi pure ci sembra appartenere a quel periodo per il tempo ma non per l'arte questa ballata, almeno nella sua prima parte:
Io mi son pargoletta bella e nuova, E son venuta per mostrare a vui Delle bellezze e loco, dond'io fui.
Io fui del cielo, e tornerovvi ancora Per dar della mia luce altrui diletto; E chi mi vede, e non se n'innamora, D'amor non averà mai intelletto ; Che non mi fu piacere alcun disdetto, Quando Natura mi chiese a colui, Che volle, donne, accompagnarmi a vui.
Ciascuna stella negli occhi mi piove Della sua luce e della sua virtute. Le mie bellezze sono al mondo nuove, Perocché di lassù mi son venute: Le quai non posson esser conosciute, Se non per conoscenza d'uomo, in cui Amor si metta per piacere altrui.
Queste parole si leggon nel viso D'un'Angioletta che ci è apparita, Ond'io, che per campar la mirai fiso, Ne sono a rischio di perder la vita. Perocch'io ricevetti tal ferita Da un, ch'io vidi dentro agli occhi sui, Ch'io vo piangendo, e non m'acqueto pui.
Alla prima Parte della Vita Nuova si ricollegano invece tanto per il tempo come per l'arte il sonetto:
Di donne io vidi una gentile schiera;