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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   326
   Capitolo dodicesimo.
   con i quali pregasi una ballata di farsi consiglìatrice di certa cosa ad amore eh' disserra i cuori a pietà, prima che esso amore cessi di parlare con la donna di letta (sdonnei). E un largo giro di parole ambiziose per riuscire a dire ben poc< anche questo:
   Sol dimostrando che di me gl doglia
   Per la pietà che '1 vostro gabbo uccide, La qual si cria nella vista smorta Dagli occhi c'hanno di lor morte voglia (1).
   Questi altri versi Invece son ciliari, ma presentano una esagerazione da Cai loandro fedele;
   Ed alla fine falle umil pregherò, Lo perdonare se le fosse a noia, Che mi comandi per messo eh' i' moia, E vedrassi ubbidir al servitore.
   Altre fredde esagerazioni del linguaggio tecnico e consuetudinario di amore altre figure e colori e frasi di falsa retorica potrebbero recarsi in mezzo a pri vare l'influenza della scuola di Guittone nelle rime giovanili dell'Alighieri : influenzi che ci è attestata anche da certe forme metriche, come il sonetto rinterzato eli il poeta uscito di giovane non usò più mai, e dall'amore a certi giuochi di suoni < di parole.
   Lo tuo fallir, d'ogni torto tortoso, (2)
   è verso che non invidia nulla a'più motteggiati del frate Aretino; e questa lab' dei giuochi di parola s'apprese a Dante pur troppo, e nel poema ve n'ha più eh non vorrebbesi' indizi (3); ma non vi si bada, e ci sfoghiamo invece ad appicca tutta al Petrarca la colpa delle gelide arguzie » (4).
   (1) Vita N., XV.
   (2) Vita N., Vili.
   (3) Eccone i principali:
   Inf. I, 36, Ch'io fui per ritornar più volte volto.
   Inf. XIII, 67, segg. Infiammò contro me gli animi tutti, E gl'intiammati infiammar sì Augusto, Che i lieti onor tornaro in tristi lutti.
   L'animo mio per disdegnoso gusto, Credendo col morir fuggir disdegno, Ingiusto fece me contro me giusto
   ......assai te 'n priego,
   E ripriego che 'I priego vaglia mille.
   Contra miglior voler voler mal pugna: Onde, contra '1 piacer mio, per piacerli, Trassi dell'acqua non sazia la spugna. Fuor se' dell'erte vie, fuor se' dell'arte. Per grazia fa noi grazia che disvele A lui !a bocca tua. Rifatto sì come piante novelle Rinnovellate di novella fronda.
   ......perchè far negletti
   Li nostri voti e vóti in alcun canto. Nel modo che 'I seguente canto canta.
   ......vedeva il tacer mio
   Nel veder di Colui che tutto vede.
   (4) Carducci, Rime di D. A., p. 165r 66, 67.
   Inf. XXVI, 65, Purg. XX, I,
   Purg. XXVII, 132, Purg. XXXI, 136,
   Purg. XXXIII, 143,
   Par. III, 56,
   Par. V, 139, Par. XXI, 49.