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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   I,A LIRICA DI DANTE. 323
   Poi la svegliava, e d'esto core ardendo Lei paventosa umilmente pascea: Appresso gir ne lo vedea piangendo (1).
   Al Sonetto precede una prosa nella quale Dante narra come ai suoi occhi « apparve prima la gloriosa donna della sua mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice, li quali non sapeano che
   si chiamare » (2).
   E come poi la stessa gli apparve una seconda volta, e lo salutò; e come egli ritrattosi in solingo luogo avesse una visione, che è quella descritta nel Sonetto citato.
   Continua appresso il poeta narrando come un giorno eh' egli era in chiesa, mentre v' era pure Beatrice, una gentile donna lo guardava; ond'ei pensò fare di lei « schermo della veritade », e « per più fare credente altrui » compose per lei varie poesie; e tra le altre un serventese in lode delle sessanta più belle donne di Firenze.
   Partita dalla città la gentile donna, « e pensando che se della sua partita io non parlassi alquanto dolorosamente, le persone sarebbero accorte più tosto del mio nascondere », scrisse il Sonetto (rinterzato) che comincia:
   (1) A questo Sonetto rispose Guido Cavalcanti con quello che comincia:
   Vedesti al mio parere ogni valore, E tutto gioco e quanto bene uom sente, Se fusti in pruova del Signor valente Che signoreggia il mondo dell'onore;
   Cino da Pistoja col Sonetto:
   Naturalmente chere ogni amadore;
   e Dante da Majano con quello che comincia:
   Di ciò che stato sei dimandatore;
   e che Unisce con quei versi insolenti:
   Che lavi la tua coglia largamente Acciò che stingua e passi lo vapore Lo qual ti fa farneticar loquendo.
   Su di che ved. le belle osservazioni del Carducci, in Rime di Dante Alighieri, p. 166, 67 e 63.
   (2) Su questo passo così variamente e bislaccamente interpretato da molti, ved. la nota del Carducci a pag. 61, 62. Preferibile a tutte sembra a noi la spiegazione del professore Targioni.
   Cino da Pistoja scriveva a Dante:
   Novellamente Amor mi giura e dice — D'ur.a donna gentil si fa riguardo; — Che per virtute del suo nuovo sguardo Ella sarà del mio cor beatrice.
   11 Petrarca di sua madre Eletta Canigiani scriveva
   ......Electa Dei tam nomine quam re.
   Panegyricum in funere ma/ris, in Po'èrn. Min. III. 98,