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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO DODICESIMO.
   LA LIRICA DI DANTE.
   Accostiamoci all'Alighieri con' alta riverenza, ma insieme con coraggiosa franchezza, e non lasciamoci trascinare tra i seguaci di quella « novissima religione d Dante, la quale come ogni religione, tende sempre più a fare dell'oggetto del suo culto un cotal mito d'indefinita perfezione umana e civile, filosofica e letteraria » (1). Anche questa, al pari di tutte le religioni, degenera in un feticismo che degrada la ragione. Cerchiamo l'uomo, non il dio; non sostituiamo alla realtà oggettiva, i nostri soggettivismi più o meno derivanti dalle malattie morali del nostro secolo.
   Dante ebbe la coscienza del grande rinnovamento che portava nell'arte, e lo esprime egli stesso accennando alle nuove rime, al dolce stil nuovo, rispondendo al verseggiatore lucchese i noti versi famosi.
   Di questa psicologia dell'amore è il più importante documento la Vita Nuova.
   Dessa, come ognuno sa, è, in gran parte, la storia giovanile (2) dei suoi amori per Beatrice Portinari.
   E qui ecco presentarsi subito una questione che, da facile ch'ella era, i dantisti hanno fatta difficilissima, cioè se Beatrice sia una donna reale od un simbolo Anche su di ciò si sono scritti molti volumi, alcuni dei quali impregnati d'un trascendentalismo nintelligibile. Ma riconduciamo ai suoi veri termini la questione. L'amore di Dante, come osserva un moderno (3), fu vero in parte ; Beatrice fu una persona irrecusabilmente vera e reale, ma la persona reale si confuse anche sempre col simbolo, finché trasumanandosi nella mente stessa del poeta la troviamo quasi interamente divinizzata (4).
   (1) Carducci, Delle Rime di Dante Alighieri, negli Studi letterari, pag. 215.
   (2) Si avverta bene che nuova non può avere, come alcuni pretesero, il significato di giovanile, ma ha quello di novella. Vedi i Prolegomeni di Carlo Witte, alla sua ediz. della
   V. N., Leipzig, 1376, p. VII, Vili; e la nota del Carducci all'edizione della V. N. di A. D'Ancona, p. 59-60 « L'incipit Vita nova (scrive il Witte) s'intenda dunque : che col primo ia-j contro con Beatrice una vita tutta nuova, vai a dire differente ad ogni riguardo da quella sìl allora menata, abbia cominciato per l'autore ».
   (3) Ruth, Studi sopra D. A., II, 91 92.
   (4) Witte, op. cit. IX.; D'Ancona, op. cit. XXVIII, e di quest'ultimo vedi la bella dissertazione premessa al volume, intit. La Beatrice di Dante.