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cai-Itolo doDiCESImo.
Sei a ciascun che col pentir si colca, Quest'anima, bivolca Sempre stata e d'amor coltivatrice, Ricovera nel grembo di Beatrice
Quale oggi mai degli amorosi dubi Sarà a' nostri intelletti secur passo, Poi che caduto, ahi lasso ! È '1 ponte ove passava i peregrini % Ma'l veggio sotto nubi: Del suo aspetto si copre ognun basso; Sì come '1 duro sasso Si copre d'erba e tal ora di spini. Ah, dolce lingua che con tuoi latini Face! contento ciascun che t'udia, Quanto dolor si dia
Ciascun che verso Amor la mente ha vòlta, Poi che fortuna dal mondo t'ha tolta!
Canzone mia, alla nuda Fiorenza Oggi ma'di speranza, te n'andrai: Di che ben può trar guai, Ch'ornai ha ben di lungi al becco l'erba, Ecco: la profezia che ciò sentenza Or è compiuta, Fiorenza; e tu'l sai. Se tu conoscerai
Il tuo gran danno, piangi, che t'acerba: E quella savia Ravenna, che serba Il tuo tesoro, allegra se ne goda, Che è degna per gran loda. Cosi volesse Dio, che per vendetta Fosse deserta l'iniqua tua setta.
Ed ora dobbiamo volgerci appunto alla lirica di Dante.