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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   cai-Itolo dODICeSimo.
   altre dove l'amore non è quasi che pretesto ad esprimere più alti dolori;? Io non intendo neppure quello che il citato storico dice sulle « perpetue proprietà della natura », e sulla « mutabilità delle condizioni scientifiche » ; e ad ogni modo mi pare verissimo quello che dice il De Sanctis, che Cino « meno apparisce dotto e più si rivela artista ».
   La morte di Selvaggia ispirò al poeta versi di dolore, che furono poi, come tanti altri, imitati dal Petrarca.
   Altri versi gli ispirò la morte di Arrigo VII, i quali ci mostrano un altro lato della poesia del pistojese, e ci aprono i suoi affetti politici, e lo accompagnano all' Alighieri.
   Da poi che la natura ha fine 'mposto Al viver di colui, in cui virtute Com' in suo proprio loco dimorava, Io prego lei che '1 mio finir sia tosto, Poi che vedovo son d'ogni salute ; Chè morto è quel per cui allegro andava, E la cui fama '1 mondo alluminava, In ogni parte del suo dolce lome. Riaverassi mai ? non veggio come.
   In uno è morto il senno e la prodezza, Giustizia tutta e temperanza intera. Ma non è morto: lasso! che ho io detto? Anzi vive beato in gran dolcezza, E la sua fama al mondo è viva e vera, E '1 nome suo regnerà 'n saggio petto; Che vi nutricherà lo gran diletto Della sua chiara e buona nominanza Si eh' ogni età n' avrà testimonianza.
   Ma quei son morti, i quai vivono ancora, Che avean tutta lor fede in lui fermata Con ogni amor sì come in cosa degna; E malvagia fortuna in subit' ora Ogni allegrezza nel cor ci ha tagliata: Però ciascun come smarrito regna. 0 somma maestà giusta e benegna, Poi che ti fu 'n piacer tòrci costui, Danne qualche conforto per altrui.
   Chi è questo somm' uom, potresti dire 0 tu che leggi, il qual tu ne racconte Che la natura ha tolto al breve mondo, E 1' ha mandato in quel senza finire, Là dove l'allegrezza ha larga fonte? Arrigo è imperador, che del profondo E vile esser qua giù su nel giocondo L' ha Dio chiamato, perchè '1 vide degno D'esser co' gli altri nel beato regno.
   Canzon, piena d'affanni I di sospiri, Nata di pianto e di molto dolore,
   Una sua Canzone comincia :
   Deh ! quando rivedrò '1 dolce paese Di Toscana gentile, Dove '1 bel fior si vede d'ogni mese.