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cai-Itolo dODICeSimo.
In un boschetto trovai pastorella, Più che la stella — bella al mio parere.
Ma codesta fanciulla era già disposta all'amore, d'amore aveva pieni gli occhi, e cantava come donna innamorata :
Capegli avea biondetti e ricciutelli, E gli occhi pien d'amor, cera rosata; Con sua verghetta pasturava agnelli, E scalza, e di rugiada era bagnata; Cantava come fosse innamorata; Era adornata — di tutto piacere.
Nè l'uomo l'assale, nè le domanda improvviso di darsi a lui; ma vuol farsi strada al suo cuore con un saluto d'amore:
D'amor la salutai immantinente, E domandai se avesse compagnia. Ed ella mi rispose dolcemente Che sola sola per lo bosco già; E disse: sappi, quando l'augel pia Allor disia — lo mio cor drudo avere.
Questi ultimi due versi, anzi, coi quali la fanciulla quasi previene il desiderio del poeta, tolgono poi ogni odiosità alla domanda di lui, e ci avviano naturalmente allo scioglimento del piccolo dramma amoroso. La condizione diversa dei due amanti, sulla quale riposa la caratteristica delle Pastorelle, qui non è fatta sentire. Si può supporla, indovinarla; ma non c'è parola che alluda ad essa. L'amante potrebbe essere anche Robin, un compagno della fanciulla, il quaie cosi proseguisse1
Poi che mi disse di sua condizione, E per lo bosco augelli udio cantare, Fra me stesso dicea: ora è stagione Di questa pastorella gioi' pigliare. Mercè le chiesi, sol che di basciare Ed abbracciare — fosse '1 suo volere.
Il nostro poeta, ancora, nè troppo si ferma sulla conclusione ultima, nè dice quale essa fosse troppo scopertamente: è come una pioggia di foglie e di fior, gettata sui due amanti, per nascondere i loro amplessi :
Per man mi prese d'amorosa voglia, E disse che donato m'avea '1 core; Menommi sotto una freschetta foglia; Là dove io vidi fior d'ogni colore: E tanto vi sentio gioia e dolzore, Che Dio d'Amore — mi parve vedere.
La rude semplicità del componimento francese, la sua nudità di parole e di concetti, si tramuta nel Cavalcanti in un' opera d'arte tanto più perfetta quanto più rimane come velata sotto una naturalezza studiatamente cercata. Il tenue idillio ha tutto il profumo dei campi; ma a chi' ben vegga, non rimane punto nascosta la mano maestra che l'ha disegnato.
E così il Cavalcanti ci si mostra poeta filosofo, poeta d'amore, ora levantesi alle più alte vette della speculazione; ora ricercando dentro sè stesso il motivo al suo canto; ora non isdegnando di imitare la poesia del popolo; ma sempre e n tutto studioso del dolce siile, della bellezza, dell'arte.
Affine alla lirica del Cavalcanti è quella di Cino da Pistoja; affine m parte, .n parte diversa. Cino, dottissimo giureconsulto e mescolato ai fatti politici de- suoi