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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   svolgimento della lirica.
   303
   il componimento di Guido. Le strofe larghe, severe, maestose, con tante rime che s: intrecciano; la lingua che non ha più la rozzezza dei vecchi rimatori; gli « ornamenti òratorii e poetici», come diceva il Landino; l'essere «copioso e rilevato nell'ordine, composto, saggio, avveduto», come scriveva il Magnifico ; tutto ciò dovè contribuire a levare in gran fama questa canzone.
   Ma se questa sola avesse scritto il Cavalcanti, egli non diversificherebbe molto dai suoi predecessori ; sarebbe piuttosto un continuatore del Guinicelli, che non uno della bella schiera capitanata da Dante.
   Non sono poche le sue composizioni dove si manifesta questa stessa tendenza a sottilizzare, a soffocare le immagini poetiche sotto le pesantezze filosofiche. Qualche volta, anzi, codesta tendenza arriva fino alla esagerazione più stravagante. Valga ad esempio questo sonetto (1):
   Per gli occhi fiere un spirito sottile Che fa in la mente spirito destare, Dal qual si move spirito d'amare, Ch'ogni altro spiritel si fa gentile.
   Sentir non può di lui spirito vile, Di cotanta vertù spirito appare; Questo è lo spiritel che fa tremare Lo spiritel, che fa la donna mia.
   E poi da questo spirito si move Un altro dolce spirito soave, Che segue un spiritello di mercede.
   Lo quale spiritel spiriti piove, Ch' à di ciascuno spirito la chiave Per forza d'uno spirito che '1 vede.
   Altrove egli dice che
   Dal ciel si mosse un spirito in quel punto Che quella donna mi degnò guardare E vennesi a posar nel mio pensiero (2); altrove, ancora, egli parla del
   ... rosso spiritel che apparve al volto (3) ;
   oppure di
   Quello pauroso spirito d'Amore
   Lo qual suol apparer quand'uom si muore (4);
   I sonetti del Cavalcanti hanno tutti, dal più al meno, un colorito filosofico-cavalleresco. Le reminiscenze, la tradizione letteraria possono molto in lui. Egli si piace sommamente della vecchia personificazione dell'Amore:
   Certo mie r'me a te mandar vògliendo Del grave stato quale il mio cor porta, Amor m'apparve in un' imagin morta, E disse: non mandar ch'io ti rispondo (5).
   Ma però questa stessa personificazione acquista qualche cosa di plastico e di
   (1) Ed. Cicciaporci, p. 7.
   (2) P. 2.
   (3) P. 10.
   (4) Ivi — Su questi spiriti della vita, ossia potenza dell' anima, ved. quello che ne senve il prof. Paganini nelle note alla Vita Nuova, ediz. D'Ancona, pag. 62 seg.
   (5) P. 14.