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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO l'NDF.ClMO.
   essere artista; perchè in ciò consiste la vera, la grande preminenza del Cavalcanti Uno sfogo dell'animo cercarono anche Guittone e Jacopone; ma chi potrebbe paragonarli al soavissimo Guido1? La vera gloria del Cavalcanti è di avere immedesi mata l'arte più studiatamente riflessa alla più spontanea verità degli affetti. Cor questo non vogliamo dire eh' egli riuscisse sempre a raggiungere il suo ideale ma che questo ideale gli stesse davanti agli occhi ci sembra innegabile.
   Tra le poesie che rifraggono il dialettico tiene il primo luogo la famosi canzone :
   Donna mi prega; per ch'io voglio dire.
   Questa canzone tratta della natura d'Amore, vecchio argomento intorno a quale si erano già lungamente esercitate le penne provenzali e poi quelle d molti poeti italiani, tra i quali ricorderemo Pier dede Vigne (1), e il Guinicelli (2 Noi non sappiamo se sia vero quello che dicono alcuni che il Cavalcanti rispon desse con la sua Canzone ad un sonetto di Guido Orlandi; ma certo è che da que sto sonetto apparisce chiarissimo quali e quante questioni intorno all'Amore si mo vesserò le menti, in quali astruserie metafisiche si compiacessero, tratte a ciò i parte dalle dottrine aristoteliche e neoplatoniche, in parte dalla lettura del Ro manzo della Rosa, in parte dalle idee cavalleresche e dalla moda letteraria dell Provenza.
   Il sonetto dell'Orlandi è questo :
   Onde si muove e donde nasce Amore? Qual è il suo proprio luogo ov' ei dimora? È ei sustanzia, accidente o memora? È cagion d'occhi o è voler di core?
   Da che procede suo stato o furore ? Come foco si sente che divora? Di che si nutre? domand' io ancora, Come, quando, di cui si fa signore ?
   Che cosa è, dico, Amore? ha e' figura? Ila per sè forma? o pur somiglia altrui ? E vita questo Amore, ovvero è morte?
   Chi '1 serve dee saver di sua natura. Io ne dimando voi, Guido, di lui, Perch' odo molto usate in la sua corte.
   È facile intendere come il dare risposta a tali questioni dovesse trarre a di squisizioni filosofiche sottili, e che erano come tali negazione di ogni poesia.
   Infatti la canzone del Cavalcanti non è poesia, ma un vero trattato metafisic sull' Amore. Dessa è troppo importante, perchè noi possiamo astenerci dal ri produrla :
   Donna mi priega; per eh' i' voglio dire D' un accidente, che sovente — è fero Ed è sì allegro — eh' è chiamato Amore, Sì che chi '1 niega possa '1 ver sentire. Ed al presente conoscente chero;
   (1) Nel sonetto:
   Però eh' Amore non si può vedere, E non si tratta corporalemente. . . .
   (2) Nella canzone :
   Con gran desio pensando lungamente Amor che cosa sia. . . .