SVOLGIMENTO DELLA LIRICA. 299
o, se, seguitando, ci incontriamo in questi altri :
Quest' angela che par dal ciel venuta, D'Amor sorella mi sembra al parlare, Ed ogni suo atterello è maraviglia; Beata l'alma che questa saluta !
il nuovo che è qua dentro non può non colpirci profondamente. Lo scrittore si è emancipato dai lacci di una moda che gli intorpidiva l'ingegno, e attingendo liberamente al suo cuore, annunzia un' èra nuova nell'arte. Qui non è più oscurità; qui non sono più i sottili concetti, le contorsioni, le rozzezze dei predecessori. La verità e la gentilezza si abbracciano 111 questi versi, che fanno già pensare all' Alighieri.
Potremmo recare altri esempi di questo quasi combattersi che fanno tra loro in Lapo Gianni il passato e l'avvenire. In alcuni luoghi ili suo verso corretto, chiaro, elegantissimo, prenunzia l'armonia sovrana di Dante; in altri non mancano durezze e stiracchiamenti, freddure e concettigli (1). Nel Gianni c' è qualche cosa di tutti coloro che lo precedettero ; ma c' è ancora insieme un primo alito dell'arte che salirà tra poco ad un' altezza che fa meraviglia quando si pensi eh' essa è ancora tanto vicina alle origini della letteratura.
E la ragione di questo rapido perfezionamento dell'arte italiana, sta, come abbiamo avuto occasione dì notare più volte, nelle condizioni speciali in cui si trovava il pensiero in Italia.
Di Guido Cavalcanti, scrive il Boccaccio, che fu « uno dei migliori loici che avesse il mondo ed ottimo filosofo naturale (2) » ; e che « la filosofìa gli pareva.... da molto più che la poesia » (3). Di lui dice Filippo Ydlani, che « dilettandosi degli studi retorici, essa arte in composizioni di rime volgari elegantemente e artificiosamente tradusse » (4). Guido insomma era un uomo dotto, il quale aveva dell'arre un alto concetto, ne sentiva il valore, e ci portava la sua dottrina. Guido era già in gran parte fuori dello spirito medievale ; in lui era la profonda riflessione dell'opera propria, e da questa riflessione usciva il suo concepimento poetico.
Le poesie del Cavalcanti ci sembrano da dividersi in due categorie: quelle cioè che ritraggono il filosofo, il sottilissimo dialettico, come lo chiama Lorenzo de' Medici (5); e quelle che sono più direttamente il frutto del suo spirito poetico; di quello spirito poetico, però, imbevuto di misticismo filosofico, di metafisica, di trascendentalismo, che fu senza dubbio uno dei caratteri più distintivi della sua mente, come poi di quella di Dante. Mi permetta il prof. De Sanctis di non acconciarmi alia sua opinione , quando egli dice che « la gloria di Guido fu là dov' egli non cercò altro che un sollievo e uno sfogo dell'animo » (6). Queste parole sarebbero vere, se ci si aggiungesse che anche nel cercare codesto sfogo dell'animo egli volle
(1) Si paragonino, per esempio, i versi :
Odi la nimistà mortai che regna
Fra lo suo core e '1 mio novellamente. . . .
con quelli :
Eo laudo, Amor, di me a voi amanti Che m' à sor tutti quanti — meritato, E 'n sulla rota locato — vermente. . . .
(2) Decamerone, VI, 9.
(3) Comm. di Dante.
Ili Vita di G. C.
(5) Nella Epistola al signor Federigo.
(6) Storia della Letter. Ital., I.