I
CAPITOLO UNDKCIMU.
SVOLGIMENTO DELLA LIRICA.
Abbiamo veduto la lirica bamboleggiante, astrusa ed accademica dei Siciliani salire per vie diverse fino alle speculazioni filosofiche del Guinicelli. Il quale può dirsi come precursore della scuola poetica del dolce siti nuovo, che apparisce prima, sebbene ancor debolmente, con Lapo Gianni, che si rafferma poi con Guido Cavalcanti e con Cino da Pistoia, e che finalmente erompe in tutto il suo splendore con Dante.
Tutta la novità, tutto il magistero poetico di questa bella e splendida scuola, colla quale ha principio veramente l'arte italiana, consiste in quello che l'Alighieri espresse così efficacemente :
....... quando
Amore spira, noto, ed a quel modo Ch' ei detta dentro, vo significando ;
significare, cioè, i sentimenti dell' animo, a quel modo che amore li ispira, cioè in maniera appropriata ed elegante; accoppiare forma e contenuto, e fare dell'una e dell'altro tutto un insieme artistico. In questo insieme artistico, in questa opera dello spirito spontanea e riflessa al tempo stesso, sta la preminenza della nostra poesia, e sta la gloria di quella scuola che ora ci accingiamo a studiare.
In Lapo Gianni il nuovo stile non è ancora senza qualche mescolanza delle vecchie reminiscenze siculo-provenzali. In lui, come in tanti altri che lo precedettero, c' è come un ondeggiamento tra due maniere. Non è più il vuoto e contorto frasario dei verseggiatori della scuola di Giacomo da Lentino o di Dante da Ma-jano; ma da essi non si è neppure interamente staccato il poeta.
Quando egli scrive :
Gentil donna cortese e di bon' are, Di cui Amor mi fe' prima servente, Mercè, poi eh' in la mente Vi porto pinta per non v' obliare (1) ;
boi sentiamo nelle frasi e nei concetti come un eco di quella vecchia scuola.
Se invece leggiamo questi quattro versi :
Dolce è '1 peosier che mi nutrica il core D'una giovine donna eh' e' disia, Per cui si fe' gentil l'anima mia Poi che sposata la congiunse Amore (2) ;
(1) Nannucci, Man. 244.
(2) Ivi. 245.