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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   LA PROSA. 305
   le dita della mano per resistere alle tentazioni di una donna (1), ricorda il giovane elle per lo stesso fine si tronca la lingua coi denti (2).
   Micie in questi Conti dei quali parliamo, è chiaro lo scopo della moralizzazione. Ognuno di essi, infatti, termina con una esortazione morale t3). In più di un luogo vi si incontrano proverbi, come « tanto gratta la capra, che male giace» (4); « formaggio fresco e pietra dura non sono d'una natura » (5). È poi evidente che il traduttore o compilatore ha qualche volta voluto fare dei versi, tratto forse a ciò dall'esemplare che gli stava dinanzi (6) Il quale non è a dubitar punto che non fosse francese, sia per tutto l'andamento del periodo, sia per le frasi e per le parole che si incontrano nel testo del quale ci occupiamo (7); e che a noi sembra derivare tutto direttamente dai conles dévots, anche per una certa tendenza che vi si sente alle storie d'amore, sebbene narrate per iscopo ascetico (8). Questa opinione è confermata dall'essersi trovato che tale è la sorgente del Conto Vili, come già dicemmo; e noi possiamo aggiungere che anche il Conto XII è tradotto da quello di cui Le Grand d'Aussy dà un estratto: D'un hermite et du due Malaquin (9): e che fu testualmente pubblicato da Méon (10), e che comincia:
   Autresi comme la quintaine Recoit et le cops et la paine De cels qui en li ferir veulent, Ne de son estai ne la muevent
   ejus, duo de oculis, duo de auribus— .In rosa quae de ore exibat, invenerunt scriptum liana ». Lo stesso nel nostro Conto: « e guardandolo (il giglio), si vide che ispandeva raggi d'oro, i quali tutti dicevano: Ave, Maria, grafia piena, Dominus tecum », Ved. un racconto simile anche nell'Apparita, II, 29, 9.
   (1) Conto III.
   (2) Leg. Avr, 94, ed. Graesse.
   f3) Vedi per esempio quella del Conto IX.
   (4) Conto IX. È uno dei proverbi più comuni agli scrittori francesi del medio evo. Nel Roman du Renart: « tant grate chievre que mal gist ». Lo stesso nella Chronique de Rheùns. Cf. Le Roux de Lincy, Le Livre des Proverbes frang., I, 164.
   (5) Conto XI.
   (6) Fu già notato dal sig. Zambrini a pag. 99, e nella sua Bibliografia. Vedi il principio del Conto IX (pag. 52), dove per es. questi due versi:
   Chi vuole tutti e suoi bene entendaro Non se ne può partire senza terra vendare,
   devono essere traduzione di due Alessandrini. Il primo probabilmente è da leggere:
   Chi vuole en tutti e suoi bene entendare;
   se no, non ci pare che abbia senso.
   (7) Ne citiamo alcune, le prime che ci cadono sott* occhio: che v'andrei contando? è forma che si trova di continuo nelle Chamons de geste. Intrapreso è Yentrepris fr., di cui cf. Floire et Blanceflor, Glo?s., 267; mespreso è il participio del verbo mesprendre; inscorserlo (pag. 14) è probabilmente traduzione del vb. escorre, escourre, di cui cf. Bur-guy, II. 154; quito è il cuite, quite fr.; falta, faite, faute fr.; mescontio da mesconter; a suo asciente è traduzione della forma avverbiale a escient che significa scientemente (cf. Burguy, 11,290); il vocativo bel fillivolo, bello amico è nelle antiche poesie francesi continuo; e così via discorrendo.
   (8) Ved. quasi tutti i Contes Dévots pub. da Le Grand d'Aussy.
   (9) Voi. IV, pag. 96 segg. Nel testo italiano non si ha che un frammento di questo Conto.
   (10) Nouv. Ree., II, 279. Sortoli. Letteratura italiana.