LA PROSA. 295
badia di Francia (1); la scena di quella delle figliuole di messer Oddo (2) è in Normandia; cosa tutta provenzale è la storia della contessa d'Erdia e di messer Ugolino (3), come l'altre della donna d'Uninga (4), e della contessa di Dio (5). In altro luogo l'autore si prende cura di avvertirci che essendo egli a Parigi gii fu detta da J uno cavaliere del re di Castella una novella di maravigliosa costanza di una donna vedova di quel reame » (6); altrove parlasi di una romita di Piccardia, e questo imre gli fu raccontato da « uno canonico della chiesa maggiore » (7). È noto •-he il Barberino pose le sue novellette come esempi che servissero di conferma a ciò ch'egli insegnava nel suo libro, nel che vediamo una imitazione di quelle moralizzazioni di cui abbiamo parlato indietro. Ed affinchè rispondessero al suo fine, egli non si tenne di inserire anche racconti molto licenziosi, come quello di Satana a cui Dio permette di mettere in un monastero di donne tre giovani (8); o un breve scherzo per mettere in ridicolo gli indemoniati (9); e dove meglio gli parve, raccolse aneddoti cittadini (10), uditi probabilmente da lui di viva voce, o forse anche tratti dalla propria immaginazione ; e riferi superstizioni ed errori popolari (11), come in altro luogo delle questioni d'amore (12).
Fu già da alcuno ritenuto potere essere il Barberino l'autore del Novellino (13), IlecSJlmente per quello che di lui dice Federigo Ubaldini (14), e per una certa conformità di stile tra le novelle del Reggimento e quelle dell'antica raccolta (15). Sia permesso a noi dubitare assai che si apponga al vero il dotto modenese, del quale da pochi giorni deploriamo la perdita. Prima di tutto ci sembra un po' strano il dir' che essendo « esso Novellino dettato sulla falsa riga provenzale e però da un intimo e profondo conoscitore di quella favella », se ne debba dichiarare autore il Barberino La letteratura occitanica fu notissima, come sappiamo, in Italia nel secolo XIII nè quindi il Barberino solo può ritenersene conoscitore. Ma è poi vera questa conformità assoluta tra il Novellino ed i racconti provenzali? Quante non son- le novelle estranee alla Francia? Noi abbiamo già veduto esserci dentro di tutto ed abbiamo tentato di dimostrare che parecchi di quei racconti sono rimale, lamenti successivi, abbreviazioni di altri racconti anteriori, dei quali ci è parso di trovare la sorgente o la ispirazione in quelle opere di moralizzazion- che piac-quer > sommamente al medioevo. Chi poi paragoni le novelle del Reggimento a quelle del No; ellino troverà due maniere affatto diverse. 11 Barberino e, per il più, assai
(1) Pag. 71, ed. romana.
(2) Pag. 86.
(2) Pag. 137.
(4) Pag. 139.
(5) Pag. 204.
(6) Pa°- 196.
a\ Pa' 242 Ci pare di scorgervi il carattere dei Contes dévots francesi.
8 Pa' 226'e segg. L'insieme dei fatti dà indizio di storia uscita da qualche convento. 11 dirsi bevessi accader in Ispagna e il nome di Barn dato al messo di Satana potrebbe far credere che questa novella serbasse ricordo dell'odio fratesco contro gli Aiabi.
(9) Pag. 59.
E Pag'. fofl3!8329326Si paragoni con ci6 che leggesi nel libro attribuito ad Alberto Magno De Sor, tis Mulierum; e con l'altro attribuito a Michele Scoto, De ^etisNa. turae E vo endo risalire più indietro, ved. il libro di Firmiano Lattanzio, De Opificio
Lei (in Opera, I, 193, ed. Parisiis, 1844).
(12) Pag. 340.
(13) Cf. Galvani, Lez. Accad., II, pag. 195, Lez. XI.
(14) Nella Vita del Barberino, pag. 22-23, ed. Silvestri.
(15 Cf. Galvani, Novell. Provenzale, in. Scelta Cur., Disp. CVII.