Stai consultando: 'Storia Letteraria d'Italia I primi due secoli', Adolfo Bartoli

   

Pagina (295/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (295/555)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   la prosa.
   293
   Martelli. Mei loro insieme questi Conti non ci sembrano avere che un pregio secondario, quello cioè di attestarci un tentativo di riduzione della gesta cavalleresca nel volgare italiano.
   Affini ad essi, in parte, per l'argomento, sono quelle brevi storie, note sotto il titolo di Fiore di Filosofi e di molti Savi. È noto come esse sieno state attribuite a Brunetto Latini; ina l'ultimo editore di esse, il mio dotto amico Cappelli, ha con buone ragioni confutata tale opinione.
   Qui pure si parla di parecchi personaggi romani, Giulio Cesare, Catone, Scipione, Tullio, Ottaviano Augusto, Seneca, Trajano, Papirio, Adriano; ed inoltre di Pittagora, di Democrito, d'Ippocrate, di Socrate, di Platone, di Diogene, di Aristotile, di Epicuro, di Teofrasto; e se ne parla specialmente per raccogliere le sentenze di questi savi. Ma non sì però che non si racconti anche qualche storia di essi, come per esempio di Trajano e di Papirio, conformi a quelle del Novellino; ed una leggenda di Secondo filosofo (1). Se noi paragoniamo le due storie di Papirio, troviamo che hanno tra loro una stretta dipendenza. Tanto nell'una che nell'altra cominciasi col lodare il romano. « Uomo potentissimo e savio e dilettissimo molto in battaglia, » dice il Novellino; « uomo fortissimo, -desideroso di battaglie, » dice il Fiore; ed ambedue soggiungono che i Romani speravano in lui per difendersi da Alessandro. Niente di questo si legge in Macrobio, nè nei Gesta, ma sibbene in Orosio (2), dal quale non sembra facile che i due scrittori traessero il passo conforme. Onde è supponibile che piuttosto si copiassero tra loro i due italiani: se pure non volesse credersi che una lezione unica della novella venisse poi da rifacitori o copisti alterata, per inserirla nelle due raccolte-; ed in questo caso noi confessiamo che crederemmo anteriore quella del Fiore, e noteremmo nell'altra quella solita tendenza ad abbreviare, già avvertita indietro per altre novelle. Lo stesso ci sembra per il racconto di Trajano, del quale vogliamo qui mettere a riscontro le tre lezioni del Voragine (3), del Fiore e del Novellino :
   Jacob, a Yor.ygine
   Quodim tempore Trajanus im-perator PiOinanus ad quodd ira bel-lum veliementissime festinabat , cui vidua llebiliter oncurrit di-cens: obsecro ut sanguinem filii mei innocenter perempti vindi-care digneris. Cumque Trajanus, si sanus reverteretur, vindicare se testaretur, vidua dixit: et quis mihi hoc praes'abit, si tu in proe-io mortuus fueris? Trajanus di-tit: ille qui post me imperabit. Cui vidua : et tibi quid proderit,
   Fiore di Filosofi.
   Trajano fue imperatore molto giusto. Essendo un di salito a cavallo per andare alla battaglia con la sua cavalleria, una femina vedova, se gli fece dinanzi e presegli il piede piangendo molto teneramente, e di-niandogli che gli facesse ragione di coloro che gli aveano morto un suo figliuolo eh' era giustissimo e senza colpa. Lo imperatore le parlò e disse: io ti satisferò alla mia tornata. E
   Novellino.
   Lo 'mperadore Trajano fu molto giustissimo signore. Andando un giorno con la sua grande cavalleria contra suoi nemici, una femitia vedova li si fece dinanzi, e preselo per la staffa, e disse: messer, fammi diritto di quell' eh' a torto m' hanno morto il mio figliuolo. E lo 'mperadore disse : io ti sodisfarò, quando io sarò tornato. Ed ella disse : se tu non torni? Ed elli rispose: sodisfa-ratti lo mio successore. Ed ella
   (1) A proposito di essa, vogliamo avvertire come a Secondo si attribuiscano alcune di luelle sentenziose risposte che un codice Riccardiano attribuisce invece a Sidrac, e che aoi. per errore, nella edizione che facemmo di quella enciclopedia, demmo per inedite, nentre erano state già pubblicate nel Fiore de' Filosofi dal Cappelli. Tali sentenze, attri-ouite ora a Secondo ora ad Epitteto (Altercano Hadriani Aug. et Epicteti Philos.), si troiano pubblicate in greco dall'Orelli (Opuscola grcecorum veterum, sententiosa et moralia, dps:3e. 1821, I, 208, 214). Le riprodusse in latino il Bellovacense (Spec. Hist., X, 71); e si rovano pure in un curioso dialogo tra Pipino ed Alcuino, Disimtatio regahs et nobilissimi juvenis T-ippi ni cum Albino Scholastico (in B. Ilacci Albini seu A lettini opera, 1777, tomo li, v. II, p. 352 segg.).
   (2) Histor„ 111, 15. ap. Fra Paol. eli Mass, 130.
   (3) Leg. Aurea, ed. Graesse, uag. 19f>.