LA prosa. 291
femine sono leali, e come trovano tosto la scusa » (1); una risposta arguta di Madonna Contessa madre di Corso Donati (2), e la risposta di un'altra donna, moglie di Messer Guiglelmo da Ricasole a Corso Donati che la richiedeva d'amore 13); e la furberia pure di un'altra donna che è confessata dal marito (4); la vendetta di un marito tradito dalla moglie (5); la mordente risposta d'un pellegrino ad un imperatore (0); le parole di uu cavaliere di Perugia che fuggiva dopo la sconfitta sofferta dai Fulignat.i (7); un consiglo d'amore dato da Madonna Nera a Madonna Graziosa, della quale era innamorato un giovane donzello di Pisa (8); un motto di madonna Felice moglie di messer Ugo da Ricasoli, il quale è forse una satira contro i Pazzi (9).
Come vedesi è qui riprodotta la mescolanza stessa di argomenti che nel Novellino: il racconto borghese, il motto faceto, l'arguzia, la satira tengono qui pure il primo luogo, e somigliano in tutto alle novelle della raccolta maggiore. Il carattere cittadino della novella italiana è riconfermato: essa piacesi di ritrarre la vita attuale, e quasi sempre dal lato burlevole: ed anche se toglie in prestito argomenti antichi, li veste di una forma sua propria, drammatica quanto più può, e inchina sempre più volontieri al riso che al pianto.
Se da queste passiamo ai Conti di Antichi Cavalieri, troviamo, invero, un genere assai divei'so. Sono venti Conti, i cui argomenti cosi dividonsi : i primi cinque trattano del Saladino; i quattro successivi, del Re Giovane; il decimo, di Ettore; l'undecimo, di Agamennone; il dodicesimo, di Scipione; il tredicesimo, di Fabrizio; il quattordicesimo, di Pompeo; il quindicesimo, di Cesare; il sedicesimo, di Cesare e d Pompeo; il diciasettesimo, di Regolo; il diciottesimo, di Bruto; il decimonono, di Bruno e di Gaietto; il ventesimo, del re Tebaldo. Vi sono cosi rappresentati tutti i cicli romanzeschi: Troja, Roma, i Brettoni, i Carolingi. Esaminiamo il Conto del Re Tebaldo. Che esso derivi dal Romanzo di Folco di Candia non ci è dubbio alcuno : il Conto non è altro che una rapidissima abbreviazione del Romanzo (10). Tutti i nomi dell'uno ritrovatisi nell'altro (11); la storia procede di pari passo, se non che quello che il trovero francese narra in centinaia di versi, l'italiano compendia in poche parole. Ci sono anzi due passi nel testo Martelliano, i quali ci fanno credere che esso proceda direttamente dall'opera di Leduc. In un parlamento fra Tebaldo e il re Luigi di Francia, « lo re Lois ei disse com'elli se podea de guerra tanto; e Tebaldo ei disse com'elli se podea tanto del conquistare: non credea ch'Orlandi ed Ulivieri avesse tanti» (12). Queste parole non ben chiare nel testo italiano, ricevono chiarissima spiegazione dal francese:
(1) Ncv. XXII. Ci troviamo tutto il carattere dei Contes dévots.
(2) Nov. XXIV.
(3) Nov. XXV.
(4) Nov. XXVIII.
(5) Nov. XXVI.
(6) Nov. XXVII.
(7) Nov. XXIX.
(8) Nov. XXX.
(9) Nov. XXXII.
(10) Ved. Le Roman de Foulque de Candie par Herbert Leduc, pub. da Prosper Tarbé, Reims 1860. — Sul ciclo di Guglielmo e sull'autore del Folco cf. Gautier, Les Epopées Frane., Ili, 3 e seguenti, 19.
(11) Tebaldo è Tiebaut; Anfelice, che il buon Nannucci coi suoi occhiali di color provenzale supponeva errore per Na Felice (Man. II, 89), è Anfelise , l'eroina del romanzo; Laumaso de Cordes è Aumagor de Cordes, ecc.
(12) Pag. 74, ed. Baracchi.