LA FROS.An
miglia, e non avea ad attendere ad altro se non a 1 olii-io della campana. Questa campana v'era istata sì lungo tempo a l'acqua e al vento, che la finte era tutta venuta meno, e per necessità v'era apicrala una vitalba. In quella cittade si aveva uno nobile e gì alide cavaliere molto liceo, e avea uno suo destriere il quale eia molto vecchio. sì che per li vecchiezza non si potea p>ìi cavalcale; ed elli noi volea fare scorticare se prima 11011 morisse di sua morte, nè fare uccidere; e l'altra che non era cosa da donarlo altrui. Feceli trarre il freno e il cavicciule, e levarli la sella , e comandò a' fanti suoi che l'andasero fuori della stalla clic si andasse a procacciare di sua vita, ch'elli, per sé, nol!i volea far dare più mangiare, dacché non si potea cavalcare nè adoperare agli altri suoi bisogni. I fanti fecero sì come fue loro comandato. Or venne questo destriere , e andando per le pratora pigliando sua vita, or venne sì coinè le venture vanno, e arivóe a questa campana, e per la grande fame pigliò questa vitalba per rodere, per pigliare sua vita. La campana sonò: il cavallo non lasciava, però che non sapea che si fosse, la campana pur tirava e il cavallo sonava. In quella la famiglia del giudi e trasse, e trovò il cavallo che sonava la campana. Incontanente 1'and.iro a dire al giudice : quelli, udito ciò, si maravigliò molto, e pur volea attendere a fare ragione, sì come dovea, secondo che dice.i lo Statuto , che li convenia osservare. Kagunò il suo consiglio, e disse il fatto: e cosìe fuc consigliato di mandare per lo segniore cui era stato questo destriere, e cornandogli, soppena di Ih. cc. che mandasse per questo destriere, e tanto il tenesse, quanto e'vivesse; imperò da che l'avea servito dacch'era giovane, ch'elli il pa-sciesse da vecchio, inaino a tanto ch'elli vivesse. Et com'egli consigliaro, così andòe il giudice innanzi co'la ragione; e mandòe per lo cavaliere, e feceli rimenare a casa, e prese da lui certi malevadori da tenere la 'mpromessa e '1 comandamento che li fece; e così fue fatto. Il cavrtliere si fe;e rimenare il destriere a casa, e tanto il tenne quanto e' vivette , e feceli dare le spese siccome li bisognava.
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lo quale era invecchiato si, che sua bontà era tutta venuta meno ; sì che per non darli mangiare, il lasciava andar per la Terra. Lo cavallo per la fame aggiunse con la bocca a questa vita/ha per roderla Tirando , la campana sonò. Li giudici s'adunaro, e video la petizione del cavallo, clic purea che domandasse ragione. Giu-dicaro clic '1 cavaliere cui egli avea servito da giovane, il pascesse da vecchio. Hi e lo costrinse e comandò sotto gran pena.
(1) Forse è da correggere: « Al tempo d'uno re, in San Giovanni d'Acri n ?
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Ohe uno dei due scrittori abbia avuto sotto gli occhi l'altra redazione non ci par lubnio. La conformità delle frasi che abbiamo sottolineate non è di quelle che possano essere accidentali, o derivare da un testo anteriore di cui questi fossero traduzione. L'antichità della lingua e di tutto l'insieme della dicitura, è pari in ambedue. Or come potrebbe supporsi che sul testo Gualteruzzi altri in quei tempi medesimi avesse composto per esercizio rettorico un più diffuso componimento1? Ma di retorica non c'è nulla (nè potrebbe esserci) nel lesto Papanti: è anche qui un racconto che va diritto al suo fine; ma ci va senza trascurare certe particolarità, certe pe-nombre che giovano a render più piena la storia: mentre da una parte abbiamo uno scheletro, dall'altra ci sta davanti una persona viva. E questo si noti: che le frasi identiche nei due testi son quelle appunto nelle quali direi quasi che sta l'essenziale della storia: onde è naturale che l'abbreviatore non le mutasse ; è naturale che chi scriveva per prendere dei rapidi ricordi, senz' altro, trascrivesse codeste frasi alla lettera. Nel caso contrario ciò non sarebbe spiegabile, ma anzi parrebbe che su di esse avesse dovuto esercitarsi l'ingegno dell'amplificatore.
Consimili osservazioni potremmo fare sopra altre di queste novelle; ma ce ne asteniamo per amore di brevità.
I racconti contenuti nel testo Papanti ci sembrano nel loro insieme preziosi. Essi prima di tutto ci danno una novella meno ignuda, meno scarna che non siano
Battoli. Letteratura Italiana¦ 37