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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   la prosa. 287
   del genere è i Gesta Romanorum: ampia collezione rimaneggiata più volte, tradotta molte lingue, e che resta uno dei più singolari monumenti letterari del medioevo, love stanno insieme le cose più strane, i racconti osceni e le storie ascetiche, tutto per trarne una moralisacio, che spesso riesce stranissima (1).
   Ora a noi sembra che le novelle italiane del primo secolo abbiano la loro sorbente in cosiffatte compilazioni, come appunto quella raccolta di novelle spagnuole composte da Don Juan Manuel nei primi anni del XIV secolo: El Conde Lucanor, 1 quale molto probabilmente fu ispirato dalla Disciplina Clericalis (2), e che lia col Novellino una certa somiglianza, specialmente nell'accozzo degli argomenti. Se nelle nostre novelle non è costante l'applicazione morale, nonostante essa trovasi in più di un luogo. Nella nov. XIII: « E così si può dire: il corpo è regno, e vii cosa è la lussuria, quasi a modo di cetera. Vergognisi dunque chi dee regnare in vertude e diletta in lussuria. » Nella novella XXVIII: « Ohi mondo errante » con quel che segue. Qualche cosa di simile nella novellla XL, nella XCIV, ed in altre. Noi crediamo però che i racconti del Novellino pur derivando dalle compilazioni di cui abbiamo parlato, abbiano più diretta relazione colle traduzioni francesi di essi, e forse per questa ragione abbiano perduto assai del carattere morale delle prime, assumendo invece un tuono più borghese, o se qui è lecita l'espressione, più profano. Certo per molti dei nostri racconti la provenienza francese o provenzale è incontrastabile. Basta gettare un'occhiata sulle novelle XIX, XX, XXV (3), XXVI, XXVIII, XXXII, XXXIII (4), XLII, XLIX, LX, LXII, LXIV (5) dell'edizione Oualteruzzi; V
   signor Meyer nella Romania, 1872, 4. — Al genere medesimo di opere moralizzate appartiene (ed è molto importante) il Poème morale di cui rende conto il prof. Meyer nel suo volume Docum. mss. de l'ancienne littér. de la France, pag. 146, 184 segg.
   (1) Per tutte lo questioni relative ad esso libro cf. .Graesse, Gesta Rom. uberlragen; Leipzig 1842; la introduzione al Violer; Liebrecht, op. cit., 198 segg.; e il bel lavoro di Oesterley, dov'è anche reso conto dei numerosi mss. latini, tedeschi ed inglesi. — Anche in tempi più bassi si continuò a raccogliere esempi con un fine morale. Si ha tra gli altri il seguente libro stampato nell'anno 1490: Speculum exemplorum ex diversis libris in unum laboriose collectum; il cui scopo è espresso dall'autore « ut exemplis discant disciplinam. » Gli esempi sono raccolti: « ex dialogo Gregorii; ex Petro Damiano; ex vita Patrum; ex collationibus Patrum; ex Climacho; ex Gestis Anglorum; ex libro de illustribus viris ordinis cister-aensis; ex Speculo Historiali; ex scriptis Helinandi; ex ecclesiastica et tripartita historia; ex libro Apum; ex libro exemplorum Cesarii; ex vita et actibus sancti Francisci; ex vitis fratrum ordinis Predicatorum; ex vitis fratrum ordinis Heremitarum; ex vitis sanctorum; ex diversis.
   (2) Cf. Ticknor, Eist. de la Littér. Espagn., I, 68.
   (3) A proposito di questa novella si è detto che le ultime parole: « ruppesi la triegua e cominciossi la guerra la quale ancora non ha fine, » riferendosi alla guerra col Saladino che morì nel 1193, riportano la composizione della novella stessa al secolo XIL A noi ciò non sembra vero, perchè se mettiamo a riscontro la frase « disse di voler vedere i nostri modi, » con quel che è detto dopo delle tavole dove mangiava il re di Francia, c. sembra chiaro che chi scriveva era un francese; e che quindi l'ultimo periodo può ben essere stato scritto alla fine del XII secolo in un testo francese, del quale è traduzione o riduzione il racconto del Novellino, di tempi certo assai posteriori.
   (4) Si notino le parole francesi che risponde la donna.
   (5) R jordiarao che l'autore della Cronaca degli Albigesi mette in bocca a Simone di Montfort il proverbio: prendre V épevier à la cour du Puy, quasi a significare tutto ciò che poteva esserci di più nobile e generoso nei costumi cavallereschi. Cf. Fauriel, Hist. de la Poes. Prov. Ili, 422. Tutto in questa novella respira la Provenza. Per i versi provandali cne si leggono in fine, ved. l'ediz. del Tosi, Milano, 1825, dove si leggono corretti sopra un Cod. Estense del 1252, con note del Cavedoni.