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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo ijecimo.
   quali ha uno scopo morale, e che furono anche intitolati Destructorium vitiorum ere similitudinum creahcrarum exemplorv.m approprialione per modum dialogi (1). Appartiene al genere stesso la Disciplina clericalis di Pietro Alfonso, ehreo spa-gnuolo del secolo XI, il quale scrisse questa collezione di trentasette racconti tingendoli dettati da un arabo per l'istruzione del proprio figliuolo (2). Nel secolo XII si compose il Brularium, ossia le Parabolae di Odo di Cerington, che divennero poi molto popolari m Inghilterra, in Francia e in Italia (3). Nel medesimo secolo Nockarn, scrivendo il suo libro De naturis rerum si abbandonava a questa tendenza delle moralizzazioni colla sua adaplalio o instructio moralis, e coll'intercalare delle narrazioni o degli esempi ai suoi insegnamenti. A tali opere altre ne succedevano, nelle quali sempre più facevasi sentire la tendenza medesima: per esempio VApiarius dì Tommaso di Cantimpré, curioso libro nel quale, come dice lo stesso autore « re-spublica apum quoad suos reges stupendis miraculorum et historiarum memora-bilium exemplis mystice declaratur » (4); il Formicarius di Nyder (5) ; le Murali-sationes historiarum di Holkot (6).
   Le moralizzazioni si trassero dalla vita dei santi come dagli scrittori antichi (7), ed anche dalla storia degli animali: accanto alla Legenda Aurea del Voragine, sorsero il Commentario morale ad Ovidio ed i Bestiaires, dove la descrizione d'ogni animale era seguita dal suo significato simbolico (8). Il libro però che può dirsi tipa
   (1) Cf. Le Violer des hist. rom., Introd., Vili. L'autore spiega chiaramente il suo intendimento con queste parole: « Sicut ex palea granum et de saxo extrahimus aquam, et sicut ex terra colligimus aurum et ex spinis rosam, et de apibus extrahimus favum mellis, sic ex verbis similitudinariis et fabulosis extrahere possumus et cibare nos pane vitae et intellectus, et aqua sapientiae salutaris potare ». Ap. Du Meril, op. cit. 143.
   (2) Il testo latino fu pubblicato la prima volta a Parigi nel 1824, e ripubblicato poi a Berlino nel 1827 da Schmidt con molte e dotte uote.
   (3) Cf. Du Meril, op. cit., 155; Le Violer, XXI. — Wright ha pubblicato una sceita delle storie contenute in questa raccolta.
   (4) Per dare un'idea del libro riferiamo alcuni brevi tratti. 11 cap. IV del libro I comincia: « Constat inter auctores quod rex apum nullum habet aculeum, majestate tantum armatus. » Quindi prosegue: » Aculeus prò severitate vel crudelitate ponitur in scripturis. Isto aculeo carebat princeps pastorum Christus, ecc. » Si insegna poi come il « praeiatus sit rigidus perversis sed moderate, » e si reca un << exemplum contra nimis severos prae-latos. » Tutto il libro procede così. Gli esempi sono moltissimi, e contengono storie popolari non prive d'interesse, e che ritrovansi in altri scrittori.
   (5) Cf. Le Violer, XXI.
   (6) Anche in altre opere di Holkot apparisce questo stesso carattere : per es. nel Commentarivs in Librum Sapientiae si legge :
   Naturalistae scribunt esse quandam avem, quae vocatur avis Paradisi, quae ob suam pulcritudinem sic vocatur. Sunt enim pennae ejus adeo pulchrae et mirabiles, ut nullus eis color desit: vox quoque illi est ita dulcis, ut possit hominem ad magnani devotioneni eccitare et gaudium ecc. Applieatio moralis. Avis ista est figura et exemplum ar imae Christianae » ecc. (pag. 200). « Notum est quod auceps volens iterato ad se vocare falconeria, stet in aliquo patenti et aliqualiter sublimi loco, clamans et monstrans ei pannum rubrum. Isto modo volens Christus hominem ejectum de Paradiso iterato ad se vocare, ascendit in montem Calvariae ad aram crucis, ostendendo ipsi latus suum rubeum et proprio cruore decoloratum » (pag. 262).
   (7) Cf. Du Meril, Fab. és., 151, n. 2.
   (8) Ecco il titolo di uno di essi: S'ensuyt le Bestiaires d'Amours moralise sur lei bestes et oyseaulx, le tout par figure et histoire. Cf. Du Meril, Fab. és., 101-102. — SI Veda pure il Bestiarius di Filippo di Thaun, del quale dice l'autore cùe allegorica subin-telligitur (ed. Wright, London, 1841). — Lo stesso nel Bestiaire de Gerraise pub. dal