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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   la prosa. 283
   Legenda Aurea; oppure va sulle orme di Tito Livio, se racconta la prodezza di Manlio (1).
   Meglio che nelle memorie dell'antichità sembra che il novellatore si trovi ad agio nei ricordi cittadini. In più luoghi, per esempio, è ricordato Ezzellino (2); ma qual fede meritino le cose narrate basterà a provarlo il dire che la storia del favolatore e delle pecore ritrovasi tale e,quale nella Disciplina clericalis di Pietro Alfonso (3), donde passò nel Castoiement d'un pére à son fils (4), il che è segno sicuro che certi racconti i quali correvano di bocca in bocca nel medioevo, si andavano poi applicando a questo ed a quel personaggio (5). Altrove si narra di Polo Traversaro (6), di Marco Lombardo (7), di Maestro Taddeo (8), di Jacopino Rangoni (9), di Maestro Francesco figliuolo di Maestro Accorso da Bologna (10), del Marchigiano che andò a studiare a Bologna (11), della carestia di Genova (12), e via discorrendo; e la novella borghese va prendendo un colorito di scherzo, va atteggiandosi a quel riso spesso procace e sempre scettico, che formerà più tardi il suo carattere distintivo. Qui abbiamo ù germe, lo scheletro, che il Boccaccio rivestirà di carni immortali. Madonna Agnesina di Bologna (13), messer Beriuolo (14\ la novella di Migliore degli Abbati (15), l'uomo « ch'era fornito a dismisura » (16), ed altre, ci trasportano in quel mondo licenzioso, e nella licenziosità un po' grossolano, che entra anch'esso e per buona parte negli elementi costitutivi del medioevo; donde per naturale passaggio si sdrucciola a mescolare colle cose della terra quello del cielo, facendo anche queste argomento di scherzo. Cosi una novella racconta che Domenedio s'accompagnò con uno giullare (17); e se in essa è evidente lo scopo di mettere in mostra la mala
   di essere riferito a Trajano. Così il Comparetti (Virg. nel M. E. 11,68), che cita Massmann, Kaiser chronich, III, 753.
   (I) Ed. Torino,92. — Sembra copiata da un volgarizzamento di Livio. Cf. ediz. Carbone' pag 116, nota 9.
   (2j Ed. Gualteruzzi, nov. 31, 84.
   (3) Cap. Xlll ed. Schmidt, Berlin, 1827.
   (4; Barbazan, II, Conte X, Bu Fableor, pag. 89.
   (5) La medesima osservazione può farsi per la novella del gentiluomo che Federigo imperadore fece irapendere (ed. Gualt, 59), la quale non è altro che la Matrona di Efeso di Petronio, che si difiuse in tutte le letterature medievali. Cf. D'Ancona, Sette Savi, 118-19; e Nov. del Sercambi, 288 e seguenti; e per quella della grazia che l'imperatore fece a un suo barone (ed. Gualt. 53), la quale è nella Disciplina Clericalis (cap. Vili), nel Castoiement (Conte V), nei Gesta Romanorum (Cap. 157, ed. Keller) e altrove. Cf. Oesterley, pag 738.
   (6) Ed. Gualt. 41.
   (7) ld., 55. — La risposta che dà Marco nella novella 44, al giullare, potrebbe ricordare quella che viene attribuita a Dante, quando lo Scaligero lo interrogò perchè un giullare piacesse più di lui.
   (8) Ed. Gualt. 35. Quanto fosse popolare il nome di questo celebre medico fiorentino si rileva anche dal trovarsi una ricetta Polvere del maestro Taddeo, la quale fu pubblicata dal prof. 0. Targioni nell'ultima pagina del libretto Due sonetti inediti del Pistoia, Ferrara, tip Bresciani, 1869. Su alcune scritture di Taddeo cf. Zambrini, Catalogo, pag. 439.
   (9) Ed. Gualt. 43.
   (10) Id.50.
   (II) ld. 56.
   (12) ld. 85.
   (13) ld. 57.
   (14) ld. 58.
   (15) ld. 80.
   (16) ld. 86.
   (17) ld. 75.