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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   282
   capitolo l'NdF.clmo.
   muore d'amore per Lancillotto (1), la pazzia di Tristano (2), le avventure di Galeotto le profezie di Merlino (4), il testamento di Carlomagno (5), la storia di Folco di Candia (G); le lodi del Re Giovane (7), alcune avventure di Cavalieri di Provenza (8), le prodezze di Riccardo Cuor di Leone (U). Ma tutto questo è raccontato in un tuono .sbiadito, ossia in una forma molto diversa dai poemi e dai romanzi cavallereschi. Quello che là distendevasi in migliaia di versi, qui si racchiude in-poche righe; quello che là si vestiva di colori vivi e spesso bizzarri, qui si cuopre di una veste modesta; gli eroi della Tavola Rotonda sono discesi dalle loro altezze leggendarie: il mara-viglioso, il portentoso, l'eroico, sono chiusi in limiti più naturali. Si ripensi, ad esempio, quello che fa Tristano preso da pazzia (10): a tutto quel lusso di stranezze la nostra novella non crede, e si contenta di dire ch'egli faceva assai follie, per concludere poi con una sentenza morale: così toglie amore il senno e l'onore. Si ripensi ancora a Lancillotto ed al Roman de la Charrclte (11), e si veda come il novellatore italiano alluda ad esso rapidissimamente, per dire poi che le donne e li cavalieri di gran paraggio vi vanno ora su a sollazzo (12); una notizia tutta di attualità, legata colla famosa carretta romanzesca, la quale poi dà occasione ad una riflessione morale-religiosa. Di Carlomagno, non più di poche parole, ed anch'esse rivolte ad insegnare che debbono essere eseguite le volontà dei defunti (13); di tutta la grande e multiforme epopea carolingia niente altro che questo. Così pochi e rapidi ricordi di Troja, il famoso consiglio tenuto tra Priamo e i figliuoli (14), dove si fa primeggiare la figura di Ettore, come tipo di saviezza e di prudenza, sconsigliatore della guerra fatale contro i Greci, non solo eroe nelle armi, ma anche di senno e di grande conoscimento (15). Cosi pure Alessandro è appena ricordato, una volta per celebrare la sua generosità, ma insieme per mostrare dispregio ai giullari (16); un'altra, per farlo rabbuffare da Antigono, il quale rompe la cetra del cui suono il grande capitano si dilettava, perchè a dolcezza di suono si perdono le vertudi (17). Anche delle traduzioni romane il novellatore si serve parcamente, la sua fantasia non lo aiuta: se mette in scena Papirio (18), sembra abbreviare Ma-crobio o i Gesta Romanorum (19); se Traiano (20), egli compendia il racconto della
   (1) Ivi, 82.
   (2) Ediz. di Torino 1802, 99.
   (3) Conti di antichi Cavalieri, 19.
   (4) Le Cento Nov. An., 26; Novelle antiche nel Catalogo dei Nov. ital. in prosa di G. Papanti. 2, 3.
   (5) Ed. Gualt., 18,
   (6) Conti di ant. Cav., 20.
   (7) Ed. Gualt. 19, 20; ed. Torino, 35; Confidi ant. Cav., 6, 7, 8, 9.
   (8) Ed. Gualt. 32, 33, 42, 64, 79^ ed. Tor. 11.
   (9) Ed. Gualt. 76.
   (10) La Tavola Ritonda pub. dal Polidori, pag. 256-57.
   (11) Ved. in Romvart, 454 e seguenti.
   (12) Ed. Gualt. 28.
   (13) Anche il Pseudo-Turpino dice che Carlo vicino a morte « vestes etiam et cibaria pauperibus donavit ». De Vita Caroli M. 88, ed. Ciampi.
   (14) Ed. Gualt. 81.
   (15) Conti, ant. Cav., 10.
   (16) Ed. Gualt. 4; «ed in cuore di giullare non puote discendere signoria di cittade ».
   (17) Ed. Gualt. 11.
   (18) Ed. Gualt. 54.
   (19) ìlacrob., Saturn. 1,-6. — Gesta Rom. ed. Keller, 126. — Ai Gesta si avvicina più il racconto del Fiore di Filosofi, pag. 16, ed. Cappelli. — Questo racconto ritrovasi ia molti scrittori, cominciando da Plutarco e da Polibio. Cf. Oesterley, Gesta. II, pag. 732.
   (20) Ed. Gualt. 69. — Questo racconto di Tra.iano e della vedova esisteva già prirun