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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   LA PKOSA. 28]
   lezza di spirito, nè una nuova età analoga alla fase poetica dei tempi più antichi (1) ma anzi prosecuzione della storia precedente. « La fantasia, citiamo di nuovo lo parole del Comparetti, ebbe più remore qu, che altrove, sia pel prevalere di facoltà '.ù elette e più razionali nella tempra dell'ingegno italiano, sia perchè la cultura tradizionale, comunque molto abbassata anche in Italia, avesse qui più salde radici che altrove, e più che altrove fosse cosa domestica ». Se altre prove non ci fossero ir istabilire che il popolo italiano nei secoli di mezzo si trovò in condizioni diverse da quelle degli altri, basterebbe a provarlo questo fatto solo, della mancanza della poesia narrativa nella nuova sua lingua. Quel lavoro spontaneo per cui la lingua romanza d'Italia andava componendosi, non fu accompagnato dallo spontaneo agitarsi degli spiriti al contatto di qualche grande avvenimento o di quafche uomo che colpisse'le immaginazioni. 11 popolo cantò i fatti interiori dell'anima sua o qualche fatto contemporaneo della sua storia; ma da tutto l'arsenale letterario del medioevo, che forni argomento di tanti poemi, romanzi, racconti, alla Francia, alla Germania, all'Inghilterra, alla Spagna, l'Italia che cosa trasse?
   Il canto popolare epico, se pur sorse solitario, non fu raccolto dalle moltitudini, non ebbe svolgimento, fu un suono che si disperse, perchè le condizioni sociali non
   10 favorivano. Dove esse condizioni furono un poco diverse, nell'Italia del settentrione, ne troviamo qualche vestigio, il quale basta a dirci che l'epica popolare tentò almeno di svilupparsi. Neile altre parti del nostro paese non apparisce che più tardi e sotto forme diverse, più riflesse, più elaborate, anche nella loro apparente umiltà. Quando la lingua siasi meglio costituita, quando le traduzioni dei romanzi cavalle-raschi siensi diffuse, quando la cultura da entrata in un nuovo periodo (2), allora anche l'epica semi-popolare e semi-letteraria lascerà traccia di sè, e il Cantare di piazza occuperà un luogo importante nello svolgimento delle lettere italiane del secolo XIV. Nel secolo XIII, se esso, come crediamo, apparve, rimase però al disotto di ogni arte, e doveva quindi perire, specialmente mancandogli quel suggello di spontaneità indigena, quel carattere leggendario e nazionale che ne scolpisse la memoria lei cuore delle moltitudini. Cantastorie certo ce ne furono, ma i loro canti non potevano rimanere, perchè nè ad essi si ricollegavano sentimenti che scaturissero dall'animo profondo del popolo, nè l'arte avea minimamente abbellita codesta poesia.
   11 giullare (per dirlo con due parole sole) dovè esserci; quello che non potè esserci fu il trovero. Ma i nostri verseflcrres, i nostri foblcors, furono troppo plebei, e quindi del loro canto non poteva rimanere memoria; quinti. per ora alla ricca epica popolare di Francia, di Spagna, di Germania, noi non abbiamo da contrapporre che poche novelle in prosa.
   Sono esse, nella massima parte, brevi racconti, rapidi, spigliati, vivaci, il cui contenuto varia in mille modi, passando dalle tradizioni cavalleresche alle memorie cittadine, dalie leggende religiose alle satire contro la chieresia, da Roma a Provenza, dallo scherzo plebeo al ricordo mitologico, da Salomone a Saladino, dal misticismo all'aneddoto licenzioso, e via discorrendo. Abbiamo nominate le tradizioni cavalleresche. Esse infatti si mostrano nelle novelle, dove troviamo un'avventura del buono re Melìadus (3), il ricordo degli amori di Tristano ed Isotta (4), una damigella che
   (1) Littré, D* la poésie épique dans la société feudale, nella Hist. de la La.ngue Frane,, I.
   (2) Giova qui ricordare che i Giullari dì Provenza e di Francia avevano una specie di loro repertorio, come si rileva dalla poesia di Guiraut de Calenson (Diez, P. d. Tr., 203), e dal Fab'iau Les deux troveors ribauz (Le Grand d'Aussy, I, 229). E che una specie di repertorio avessero pure i poeti popolari italiani del secolo XIV, lo ha dimostrato il D'Ancona, parlando di Una poesia ed una prosa di Antonio Pucci (Propugnatore, 1870, dìsp. 5 e 6).
   (3) Le Cento Novelle Antiche, ed. Gualteruzzi, 63.
   (4) Ivi, 65.
   bartoli, Letteratura italiana, 2fi