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capitolo l'NdF.clmo.
da Verona e, in parte, Bonvesin da Riva; ma l'eccezione conferma la regola, inquan-tochò tanto gli uni che gli altri, sotto questo punto di vista, si riavvicinano alla letteratura narrativa della Francia, della quale era facile ad essi subire l'inlluenza, per la grande diflusione che essa ebbe nell' Italia settentrionale. Anche la novella dovrà accomodarsi alle condizioni morali e intellettuali dell'Italia; anch'essa si risente della maturità, del positivismo degli eredi dei Romani, presso i quali il feudalismo non mise radice, e pei quali il medioevo non fu già un intervallo nella loro storia adattato a produrre ed a ricevere la poesia, non fu ritorno ad una nuova fanciul-
In corte di lo re Artuso di Camiloto Lo più prode omo si fue Lanziloto. Lo re Bando morite di dolore, Chi era suo padre per udito dire; E Lanziloto lo pizolo garzone Como elo foe alevato io vi lo volio dire, La dona di lo Laco lo fo sone, Tolselo per arte e fecilo nutrire, Quatordice ani lo tene, Che non vide figura d'omo nato. E quella donna savia e cognoscente Vedea per arte che la sapea fare, Che Lanziloto lo donzelo piazente Venia prode omo per li arme portare, Che pochi se ne trovò a lo so vivente Che di arzone lo podese corlare, Se no Balaso da Dio acompagnato, Seria grande torto a tenerlo celato, Molto me increse e grande dogia n'agio Como me restringie a lo mio coragio, A corte di lo re Artuso lo volio mandare, Che lo fazia cavaliero a grande onore. E per zintileza che io li donaroe Trenta donzele con fresco colore
E per la via se mise Lanziloto,
Con le donzele è gionto in Camiloto,
Davanti lo re se inzenogiaveno,
Una de lor parlava arditamente :
Miser, questo valeton è mandato
Da una dona savia e cognoscente
Che sta in un Laco per arto ordinato;
Mandave a dire che non tardate,
Che questo faciate cavaliero a grande onore
Che in vostra corte non è uno miliore.
E lo re Artuso molto se alegrava,
E tale dono tenia e desidrava,
Tuta la corte si se ne alegrava,
E tute arme nove si li aparechiava,
Con se convene a far cavaleria.
Tuta la giente se ne alegrava,
De Lanzeloto che cavalier se fazia.
Zengile lo brando e donglie lo destrieri
E poseli nome lo novelo cavalieri