la prosa.
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vendica U* e canzona alla sua volta il borghese ed il cavaliere, dando luogo al Fabliau campagnolo, il quale si rilega alle Pastorelle (2), nella guisa stessa che il Fabliau amoroso ci sembra stia in relazione coi Lais, ed il morale coi l)ils I): varietà tutte di un medesimo genere, nelle quali si rivelava il genio popolare, in opposizione al genio cavalleresco, le fabellae ignobilium di contro alle cantilenae gcstoriae nobilumi, come diceva il cronista Lambert d'Ardres.
Tutta questa materia di cui siamo andati parlando fin qui, si riversa nella novella italiana leggende eroiche e cavalleresche, leggende religiose, storie di amore e di avventure, memorie classiche, tradizioni cittadine, satire borghesi, scherzi plebei, compongono il gran materiale di cui si serve il novellatore italiano. Il quale però mprirne al suo lavoro un carattere tutto proprio.
Abbiamo parlato indietro delle condizioni speciali del pensiero italiano : quella giovinezza, anzi quasi infanzia, d'intelletto e di cuore, che presso le altre genti è fonte di ispirazione poetica, a noi in parte mancò. « Il romantismo, come scrive il prof. Comparetti (1), in quanto è invenzione narrativa, poco si ebbe da noi, e in questo, come anche nella cavalleria ch'è un suo movente principale, l'Italia mostrasi in una condizione che può dirsi passiva ». Dessa non crea che poche leggende, una di queste, forse la più famosa, non già intorno a santi, a conquistatori, ad eroi, ma intorno al suo Virgilio, al grande poeta classico delle origini trojane di Roma (5). Le leggende degli altri popoli le accoglie, ma senza aggiungervi nulla di suo, anzi spogliandole del loro splendore poetico, riducendole in prosa, traducendole, raffazzonandole, accomodandole ai gusti propri. Noi non abbiamo alle origini nessuna poesia leggendaria, nè religiosa ne cavalleresca, perchè il popolo italiano credeva poco ai miracoli dei santi ed a quelli dei cavalieri. L'ispirazione sua era tutta lirica, riguardava l'attualità, era mossa dai sentiment che agitavano il suo cuore, per l'epica, gli bastava la sua storia Non fanno eccezione che poeti frauco-italiani, alcune poesie venete (6), Giacomino
(1) Come nel Fabliau Bit du Buffet (Barbazan, III, 264). Queste lotte tra le varie classi sociali sono ritratte nel Debat d'une Damoiselle et d'une Bourgoise, di cui pubblicò un saggio Keller in Romvart, pag. 182 e seguenti.
(2) Cf. Bartsch, Altfranzósische Romanzen u. Pastourellen.
(3) Cioè l'insegnamento morale espresso in modo burlesco. Bicta e dicteria in questo senso avevano i latini, come si rileva da Macrobio (SaturnII, I, pag. 137 ed. Lipsia, 1868).
(4) Virgilio nel ,M. E. II, 15.
(5) Intorno ad alcune leggende romane, nelle quali trovasi mescolato l'elemento pagano ed il cristiano, cf. Gregorovius, Stor. della città di Roma, III (trad. ital.).
(6) Alludiamo specialmente al Bovo d'Antona pubblicato di recente dal prof. Rajna (Ricerche intorno ai Reali di Francia), ed aWUgone d'Avernia, di cui ci auguriamo di poter leggere presto le illustrazioni dettate da quell'acuto e infaticabile ingegno. — A queste composizioni noi crediamo che si potrebbe aggiungere , forse, un rozzo Cantare conservatoci da un Codice fiorentino, su Lancillotto. Ivi pure è evidente il dialetto veneto, anzi più propriamente padovano; e ci sembra di scorgervi i segni di molta antichità, sebbene attenuati dai copisti che doverono rimaneggiare il lavoro. Forse ritorneremo sull'argomento. Intanto ecco un Dreve saggio :
Dito di lo i-rincipio de Lanziloto.
Al nome de Dio e de la sua madre Verzene Maria da cui procede unta grazia.
Che io vi volio dire e acomenzare, Per cortesia intendite, bona zente, De Lanziloto io vi volio contare Como foe alevato imprimamente ; E poi vi conterò di lo grando afare Como foe cavaliero primamente: