278 CAPITOLO l'NdF.clmo.
pili già che si fa giuoco anche delle cose sacre (1); buffoneggia sulla loro miscredenza per le cerimonie della chiesa (2); ed in tutti la musa popolare si rivela nella sua più mordente e libera vivacità, «sautillante (come fu scritto) (3) a travers toutes les témérites du sujet, frappant au liasard ce qu'elle trouvait sur sa route, et provoquant ainsi de bons et francs éclats de rire ». Nè ci sono i preti soltanto fra le temerità dell'argomento, ma anche le monache (4) e i frati (5). Nè la sola gente di chiesa, ma ancora i cavalieri, i baroni, ì potenti del secolo. Il terzo stato dice ridendo la sua prima parola! La dice perfino contro il grande maestro, contro Aristotile, per provare che esso non rispetta niente di ciò che s'imponeva alla venerazione superstiziosa di tutti (6).
Accanto al Fabliau satirico, sta quello più propriamente borghese: racconti ili amore, di inganni, di furberie; mariti disgraziati, mogli infedeli, litigi domestici, figliuoli cattivi : tutti questi e cento altri argomenti danno materia ai falleors di risa, di sarcasmi, di moralità bizzarre, di avventure strane, per divertire g,: uditori: uditori evidentemente della città, i quali amano di sghignazzare; e come hanno riso del prete, così ridono del povero villano, il quale però qualche volta
(1) Dm Prestre qui dist la Passimi, ap. Méon, N. R ; in estratto ap. Le Grane d'Aussy, III, 242-43; e Hist. Littér. XXIII, 138-39.
(2) Les trois aveugles de Compiegne, ap. Méon, N. R., L. G. d'Aussy, e Histoiv Littér., XXIII, 139. — Si tratta di un oste burlato da un prete, il quale gli fa dire ¦ Vangelo invece di fargli dare quindici soldi che gli doveva. Il Fabliau finisce con questi parole degne di Voltaire: « il se rétira chez lui honteux et honni, ayant perdu ses quinz. sous; mais en récompense il avait eu un Évangile et des benedictions ». — Altrove ui prete sorpreso dal marito si stende nudo sopra una croce, fingendosi Cristo (ap. Barbo zan, III, 14, Du Prestre crucifié), e il marito taglia con un coltello !e parti indecenti. Fi detto, e il Le Clerc ripete, che il Sacchetti imitò questo racconto. Per dirlo e per ripe terlo bisogna non aver letto il novelliere italiano.
(3) Demogeot, Hist. de la Littér. Frane., p. 127.
(4) Vedi, per es., il Fabliau Des Chanoinesses et des Bernardines (Le G. d'Aussy, I. 251) nel quale le une e le altre vanno alla corte di giustizia che tiene Venere. Le canonichess accusano le Bernardine di avere per amanti dei gentiluomini, ch'esse vogliono per s sole, mentre alle Bernardine devono bastare « vos moines et vos convers ». E queste ali loro volta rispondono: n'en est il parmi nous d'aussi belles, d'aussi jeunes et d'aussi sa voureuses qu'elles? » Pittura de'tempii
(5) Vedi nell'articolo di Le Clerc, pag. 149 e seguenti. — Si scherza anche sulle pre ghiere. Vedi La Patenostre a l'userier, e Le Credo a l'userier {Barbazan, IV, i/9, 106 dove ad ogni frase del Paternoster e del Creilo si fa seguire uno scherzo Si veda pur La Patenostre d'amours e Le Credo au Ribaut (ivi, 441, 445).
(6) Vedi il Lay d'Aristote (Barbazan, IH, 96), dove si narra che il magister si lasc mettere la sella, camminando colle mani e coi piedi, e portando così sul dosso una fa ciulla di cui erasi innamorato, e che cantava:
Ainsi va qui amors maine.
E così Amore:
... le meillor clerc du mont Fet come roncin enseler, Et puis à quatre piez aler...
In un altro Fabliau si narra una debolezza di amore di Ippocrate, il quale si lasciò me tere in un paniere, e fu lasciato sospeso in aria (Le G. d'Aussy, I, 212). La stessa avvec tura è attribuita a Virgilio (cf. Comparetti, Virgilio nel M. E., II, 109), e se ne 'rov fatto ricordo da poeti popolari del secolo XIV, come può vedersi nel Contrasto delle duar del Pucci, st. XVII.