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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   la prosa.
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   Tale mescolanza di mistico e di erotico, questa applicazione delle idee più profane alle cose celesti, è il carattere del Fabliau devoto, genere misto clie tiene un occhio al cielo ed un altro alla terra. Ala ci è ben anche chi li tiene tutti e due sulla terra. Accanto al monaco sta il giullare, il novellatore, il menestrello, che rappresenta il mondo, e ride di ogni cosa (1), cominciando dal chierico, il quale lia sperato inutilmente di farsi infallibile ed inviolabile. Di fronte a lui, per le vie, per le piazze, pei campi, risuona il racconto d'amore e lo scherzo satirico: è la parola del laico ignorante che nella sua lingua volgare comincia una guerra formidabile alla dotta chieresia. Il Fabliau ride de' più alti funzionari della chiesa, mette ili mostra le loro scostumatezze (2), deride la loro ignoranza e la loro cu-
   (1) Sono note le parole con cui Brunetto Latini definiva il Jugleor: « cil qui converse entre la genie à ris et à geu, et moque soi et sa feme et ses enfanz et touz autres » (Li Tresors, ed. Chabaille, p. 302). E Matfre Ermcngaud {Le Breviari d'Amor, v. 18426 segg.).
   ......li joglar
   . . . sabo cantar e baiar, E sabo toquar esturmens, E sabon encantar las gens, 0 far autra joglaria, Quar entendo nueg e dia A la mondana vanotat Et a folor et a peccat . . .
   (2) Vedi nella Hist. Littér., XXIII, 135, ciò che dicesi del Fabliau che sembra alludere al vescovo di Bayeux. e che l'editore inglese di esso intitolò The Bisliop and the priest. Ivi si narra che un prete, nascostosi in camera della amante del vescovo, mentre questi prima di abbracciarla le dava la benedizione, rispose amen. Non sono molti giorni ch'io udiva una vecchia popolana ferrarese narrare una novella quasi simile a questa. — Vedi pure il Fabliau Du Prestre c'on porte ou la longue nuit (Méon, L. G. d'Aussy, Histoire Littér., XXIII, 141) dove si narrano le vicende strane del cadavere di un prete strozzato da un marito, e della cui uccisione è finalmente accusato un vescovo. — Vedi Du Prestre qui ot mere a force, dove si racconta di un prete scostumato, cattivo figlio, bugiardo ed avaro. — I fabliaux che narrano di libidini pretesche sono moltissimi, ed alcuni pieni di bno e di eleganza. L'autore di uno di essi, dopo narrata la burla fatta ad un prete, finisce dicendo:
   Car fuissent or si atorné Tuit li preste de mere né, Qui sacrement de mariage Tornent à honte et à putage.
   In un altro fabliau (Du Jongleur qui alla en enfer) si dice che i diavoli andavano a gettare ai piedi di Lucifero, assiso in crono, le prede che aveano fatte:
   Li uns aporte champions, L'autre, prestres; l'autre, iarrons, Moines, evesques et abez, Et chevaliers et gens asez...
   Giunge un diavolo con un jogleor, il quale è fatto da Lucifero custode delle anime. San Pietro scende travestito dal paradiso, e propone al giullare una partita ai dadi. Si giuo-cano le anime. Il santo vince, tutto l'inferno va in paradiso. Torna Lucifero, e furibondo, caccia il mal fido guardiano, giurando ch'egli non vuol più giullari nel suo regno:
   Jamais jougleor ne querrai,
   Ge n'en vueil nul, voise lor voie; Mes Diex les ait, qui aime joie.