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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo l'NdF.clmo.
   conseguenza certe condizioni intellettuali e morali di essa fossero uniformi, e provato dal fatto della trasmissione della leggenda. Se non che in un tale fatto due cose sono da osservare: l'ardore della Francia nel comporre di ogni leggenda, molti romanzi, ciascuno de'quali di migliaia e migliaia di versi; la ritenutezza dell'Italia, che poco o nulla aggiunge di suo alle leggende , che le riceve quasi tutte dalla Francia, che le traduce fredda e svogliata, ed a questo si limita.
   Non furono soli i Sietli Savi a venire dall'Asia in Europa: ci venne anche la leggenda di Barlaani e Josafat. Questo Josafat è un principe indiano che viene convertito alla fede cristiana dal santo monaco Barlaam: tutta la storia è in queste poche parole; ma nella leggenda si avvicendano lotte, casi strani, parabole, apologhi, tutta una cornice fantastica al quadro della conversione. E sapete vei chi è in origine Josafat1? È Budda in persona, il savio, il grande riformatore religioso dell'Asia (1). Della leggenda buddistica sembra si giovasse Giovanni Damasceno, per compilarvi sopra il suo lavoro greco; dal greco passò al latino, nelle opere di Vincenso Bellovacense,di Jacopo da Voragine e d'altri; quindi vennero le compilazioni volgari: un lungo poema, al solito, ui francese, del XIII secolo (2); un altro nella stessa lingua proveniente direttamente dal greco (3) ; e poi compilazioni provenzali, tedesche, svedesi, danesi, boeme, polacche; e filialmente anche italiane, ma di tempi posteriori (4).
   E dall'Oriente ricevè l'Europa la leggenda dei Sette Dormienti, la quale penetrò nel Corano, e per mezzo di Gregorio di Tours, del Voragine e d'altri, nella letteratura cristiana, diventando poi argomento alla poesia francese e tedesca del XI11 secolo (5), a drammi, a rappresentazioni, a poemetti volgari spagnuoli ed italiani. Dall'Oriente ancora la leggenda del Re Superbo, che probabilmente dai Gesta Ro-manorum si diffuse in Francia, in Inghilterra, in Germania, in Spagna, .n Olanda, in Italia (6); dall'Oriente quella leggenda curiosissima di Teofilo, che dai greco passò al latino, e fornì argomento di poesia alla monaca Roswitha, al troverò Gau-thier de Coinsy, a Rutebeuf, ad un anonimo tedesco, ad un sassone, ad un fiammingo, ad un neerlandese, allo spagnuolo Berceo, e che finalmente andò a confondersi colla leggenda di Fausto, resa immortale da Goethe (7).
   Un largo ciclo di leggende si formò intorno al concetto della donna innocente perseguitata, la quale forse ci serba trasfigurato un vecchio mito cosmogonico in-
   (1) Il principe indiano, che, abdicato al regno paterno, si mutò in severo anacoreta, poi in apostolo, come ci narra Giovanni Damasceno o altro cristiano di Oriente, non è Gio-saffatte, figliuolo di Abennero, persone non vissute mai, ma è Siddhàrta, figliuolo Idi Cud-dhodana, redi Kapilavastu, che poi col nome di Buddha (il ridesto, il savio) fondò il buddismo, e mori a ottant'anni, nel 543 av. C. Questo viene dimostrato da F. Liebrecht nella Memoria inserita nello Jahrb. fur rom. u. engl. Liter., II, 314, e che, tradotta in italiane dal prof. Teza, trovasi nelle Sacre Rappresentazioni dei secoli XIV, XV e XVI, race, e illustr. da A. D'Ancona, II, pag. 146 segg.
   (2) Barlaam und Josaphat, franzosisches gedicht des dreizehnten jahrhundprts von Gui de Cambrai; pubbl. da Meyer e Zotemberg nella Biblioth. des literarisch. Vereins in Stuttgart.
   (3) Ved. Fragments d'une ancienne traduction francaise de Barlaam et JosapLat faite sur le texte grec au commencement du XIII siècle, pub. da P. Meyer nella BOUoth. de VÉcole des Chartes, VI Serie, li.
   (4) Cf. Prefazione di A. D'Ancona alla Rappresentazione di B. e J., Il, 144
   (5) Sacre Rappr., II, 334-352.
   (6) Ivi, III, 175-177.
   (7) Ivi, II, 445-447. — Cf. anche Du Meril, Foes. pop ant., ecc., 40.