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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   i,a prosa.
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   in mille maniere, in poesia ed in prosa ; nè ci fu, possiamo dire, angolo di Europa dove essa non penetrasse. In Francia si compose su di essa un romanzo in poesia ed uno in prosa (1); e la scena nel primo di essi è a Roma, sotto l'imperatore Vespasiano Aglio di Matusales. Di più poi la Francia ebbe un'altra versione della leggenda medesima nel Dolopathos di Herbers (2), dove la scena è invece in Sicilia, e dove il savio cbe istruisce è Virgilio, versione letteraria che si formò di fronte alla popolare (3). Apertasi una volta la via, la leggenda non si fermò più, ma adattandosi al gusto dei vari popoli, allungandasi, restringendosi, trasformandosi, andò penetrando in Inghilterra (4) , in Germania (P), in Spagna (6) , in Olanda (7), in Scandinavia (S), in Polonia (9), e dura anche oggi come tradizione orale tra i popoli magiari (10). Nè rimase estranea alla leggenda l'Italia, la quale però, al suo solito, si modellò su un testo francese e non produsse che più tardi II Libro dei Sette Savi (11), la Storia d'una crudele matrigna, ed i Compassionevoli avvenimenti di Erasto (12).
   Che cosa mai c'era di così attraente in questa storia, in queste novellette, da far sì che un tal libro giungesse a tanta celebrità e diffusione1? (13). Noi ce ne rendiamo conto difficilmente, perchè siamo troppo lontani dal pensiero medievale; ma la cosa non è spiegabile che per quella ardente passione a tutto ciò che sapeva di leggendario, dominante in quell'epoca; per quell'indomabile desiderio del racconto, della novella, che come è proprio dei fanciulli, così era proprio a tutti nella infanzia dei popoli europei. Perchè appunto il medioevo non è che una lunga infanzia, con tutti i difetti, col candore, con capricci, con gli istinti, con la fede cieca di quell'età, che vive di impressioni subitanee e fuggitive, e che trova il tutto nel nulla. Chi può ormai figurarsi quello che avranno rinvenuto di delizioso in questi strani racconti quelle ardenti fantasie1? Ma che il delizioso ce lo trovassero tutti, che siffatte storielle corrispondessero ad un bisogno dell'animo, comune a tutta l'Europa, che per
   Landau (Die Quellen des Decamerone, Wien, 1869) vorrebbe dimostrare la provenienza, dall'ebraico (pag. 12 segg.). Vedasi il suo quadro genealogico a pag. 16. — Ciò era stato sostenuto anche da Loiseleur-Deslongchamps; ma su di ciò cf. D'Ancona, XXIII.
   (1) Il primo fu pubblicato da Keller, Li Romans des Sept Sages nach der pariser Handschrift, Tùbingen, 1836; il secondo da Leroux de Lincy, nell'opera di Loiseleur-Deslongchamps, Essai sur les falla indiennes ecc., Paris, 1838.
   (2) Li Romans de Dolopathos pub. par Brunet et Montaiglon, Paris 1856.
   (3) Cf. Comparetti, op. ciY. I, XVI; II, I. — Sul Dolopathos cf. Keller, op. cit. XXXVII segg. Ved. pure la Memoria del prof. Mussafia Beitràge zur Litteratur der Sieben Weisen Meister, Wien, 1868.
   (4) Cf. Keller, op. cit., Einleit., LXXXI1I-LXXXI.
   (5) Ivi, LXXXIII-CXXX.
   (?) Ved. il Libro de los engannos et los asayamientos de las mugeres, traduzione spa-gnuola dì un testo arabo, pub. dal prof. Comparetti nelle Ricerche intorno al libro di Sind'bad.
   (7) Cf. Keller, op. cit., LXXX11.
   (8) Ivi, LXXXI.
   (9) Ct. D'Ancona, op. cit., XXIV.
   (10) Ivi, XXV.
   (11) È quello pubblicato dal prof. D'Ancona nel libro più volte citato.
   (12) Un antico volgarizzamento del Libro de' Sette Savi, appartenente alla fine del XIII o al principio del XIV secolo fu trovato a Oxford dal Mortara; ma crediamo che sia sempre inedito. Cf. D'Ancona, op. cit., XXVili.
   (13) Questa opera « nach Gòrres, in Riicksicht auf Celebritàt und Grosse des Wir-«cungskreises, die heiligen Biicher erreicht und alle classischen iibertrifft». Cosi in Landau Q. d D., 11. — Ved. pure Hist. Littér. de la France, XIX, 810.