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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   capitolo l'NdF.clmo.
   suoi idoli, 1 suoi altari, la sua morale, i suoi dogmi, tutto un mondo suo proprio, a traverso il lungo corso degli anni: opera di fanciulli potentemente creatori di fantasmi, di sogni, di llusioni, che acquistano oggettività nelle loro menti, e die ogni generazione riceve dall'altra con venerazione religiosa, come eredità di fede e di affetto (1). A mano a mano, col mutare dei tempi, la tradizione orale diventa scritta, e con questo ha principio un nuovo periodo, dove già entra qualche elemento di cultura. Siamo sempre a contatto immed.ato col popolo, ma ci solleviamo un poco al di sopra di esso: ai bisogni della fantasia si compenetrano la curiosità e il desiderio del racconto; la leggenda è raccolta, è composta, è scritta, se ne impadronisce un monaco, un poeta, un romanziere, un novellatore, passa da un paese all'altro, e ricominciano, o piuttosto continuano, le sue trasformazioni: sullo stesso motivo ognuno compone una sinfonia diversa, ispirata da tutte le varie influenze che operano sull'animo umano. Tutta l'Europa medievale presenta una conformità leggendaria, che merita la più seria attenzione. Si lavora sui tipi medesimi, tipi indìgeni o stranieri, antichi o contemporanei: l'Oriente, Troja, Roma risorgono accanto a Carlo Magno e ad Artù, accanto ai miracoli del cenobita, del martire, del santo: non c'è più distinzione di tempi, e neppure di luoghi: Alessandro è un cavaliere del medioevo, il santo del medioevo è un eroe dell'antichità; Carlomagno fa nascere la Canzone di Rolando e la Kaiserchronik; San Patrizio diventa europeo. « Tutti i vari temi, qualunque fosse la loro origine,' venivano ad acquistare un colorito comune .... La narrazione chiesastica, la classica, la orienta e, la nnto-logia e la storia, la leggenda celtica, scandinava o germanica, tutto è capace di servire alla narrazione romanzesca » (2).
   Indietro abbiamo dovuto toccare brevemente delle grandi leggende del medio evo. Qui, ad altro proposito, dobbiamo ritornare sopra di esse. La leggenda di Alessandro si forma in Oriente. Il medioevo se ne impossessa, ma non ancora il medioevo romanizzante, non la letteratura popolare, nuova, laica, ma sibbene quella dotta, dei chierici, che tiene un piede sull'antichità ed un altro sul mondo moderno. Due o tre nuove leggende si elaborano, delle quali alla sua volta si impadronisce il trovero, l'eco del cui canto si spande in tutta l'Europa. 11 romanzo di Alessandro è composto, vario nella sua unità; la Francia, la Germania, la Spagna ne r maneggiano la materia, accumulano favole a favole, fanno del Macedone un tipo che risponda alle idee di ciascuna di esse, tipo che si rimuta poi sotto la mano d'altri poeti, d altri novellatori, i quali non sanno nulla delle origini della leggenda, ma la seguitano inconscienti, pure plasmando il loro eroe secondo il loro gusto. E così da\Y Bistorta de Praeliis al Romans d'Alixandre; da Lamprecht ai Fatti d'Alessandro Magno, giù giù il gran fiume s'allarga, tutto il medioevo ne è pieno. E quello che di Alessandro, accade pure degli eroi di Troja e di Roma, di Attila, di Carlomagno, di Artù: tutta questa grande letteratura leggendaria comincia, si dilata, si diffonde nella stessa guisa, abbraccia tutta l'Europa, portata dai troveri, dai giullari, dai novellatori, nelle corti, nei castelli, nelle case cittadine, nelle piazze, dappertutto dove sieno donne che amino, dove cavalieri che paghino, dove folla che ascolti.
   La storia di Troja dopo essere stata argomento alla prosa ed alla poesia latina del medioevo, anch'essa sarà tolta in mano dal poeta volgare di Francia e di Germania; un italiano canterà in francese di Ettore, e per esaltarne la prodezza lo farà uccisore di Ercole (3); altri canterà di Enea (4); altri mescolerà con Troja la Bibbia, Enea con Giasone, Teti e Peleo colla guerra Tebana (5).
   (1) Si vedano a questo proposito alcune belle osservazioni in Mavry, Essai sur les U-gendes pieuses du moyen àge, Paris, 1843, specialmente nella seconda parts, pag. 44 segg.
   (2) Comparetti, Virgilio nel Medio Evo, Livorno, Vigo, 1872; II, 5.
   (3) Cf. Il Poema di Ettore, in Cod. Frane, della Marciana, da me pubblicato.
   (4) Roman d'Eneas, di cui un saggio fu pubblicato da A. Pey, Parigi, 1836. Cf. anche BartÈch, Chrest, Frane., 118.
   (5) Fiorita di Armanno Armanni. Cf. Mussa/la, Vers. Ital. della Storia di Troja, 48.