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siado dentro i altri; ka segondo co scrive Aristotele ad Alexandro, più regal cosa è abundar in belle scientie ke ven da l'anema ka parer pretiosamente vostido en lo corpo. Et un imperador, si co dise Helinando, scripse a lo re de Franga: Lo re no letterado si è aseno encoronado » (1). Belle parole, invero, e da rendere simpatico il minorità. Al quale se non piace l'ignoranza, non aggrada nemmeno lo spregio delle cortesi e gentdi costumanze, egli che consiglia di « amaistrar li fenti quanto a manzar et a bever », e rimprovera chi a tavola si mostra male educato: « Ancora radega mancando sozamente, ke alcuni voi vardar tutti li tajeri de la tolla, e par ch'eli sia facti becheri che deba pesar qual è più. Et alguni si com'eli è asentàdi, en gran prescia scomenca a tajar pan et a meter vin en mujoli, e par ke en una volta eli voja mancar e bever. Alguni voice lo tajer atorno e varda, si co fa elio» ke è atorno un chastello, da qual parte se de' far l'asalto. Alcuni mette li dedhi entro lo brudo e par k'elli voja peschare o ensembre ad una volta lavarse le man et emplirse lo ventre. Algun si co bestie s'enpega le vestimente » (2). Egli che vuole ammaestrati i giovani in grammatica, in dialettica, in rettorica; ma ancora «se de' exercitar en cavalcar et en scremir et en portar arme, azò ke da li XVIII anni oltra e 1 lì de'scomenzar a defender la patria» (3): notabilissime parole sulle labbra di un frate del secolo XIII, e che ci fanno accorti quanto già avesse progredito il pensiero umano, in opposizione a quel delirio mistico che rinnegava ogni patria, che anzi aveva fatto del mondo l'antitesi d'ogni virtù, d'ogni bene, d'ogni felicità. Fra Paolino non è più monaco che a metà: egli si sente anche uomo: egli volge il suo pensiero alla patria, e scrive per essa il suo libro, nella terza parte del quale tratta dei varii reggimenti della città, delle leggi, dei giudici, e via discorrendo (4); e ne tratta, quello che è più notabile ancora, nel suo dialetto nativo, rompendo cosi le tradizioni che imponevano l'uso del latino, e lasciando alla nuova letteratura uno dei più antichi e più importanti suoi documenti.
Più vasto lavoro intraprende Ristoro d'Arezzo, scrivendo un trattato della Composizione del mondo (5), sulla metà del secolo XIII; e adopera anch'egli il suo dialetto nativo (6), ma ripulito e ingentilito dall'arte. È questa la prima opera di scienza, scritta nel volgare italiano, la quale si ricollega colle enciclopedie. Quel carattere popolare però che notammo nei lavori di questo genere, ivi può dirsi cancellato quasi interamente. Certo anche Ristoro accetta gli errori del tempo suo, ma gli errori scientifici, come per es., quelli riguardanti l'astrologia (7); mentre
(1) Cap. LVI, pag. 81.
(2) Cap. L1X, pag. 35.
(3) Cap. LXI, pag. 88.
(4) Ecco i titoli di alcuni capitoli, che mostreranno al lettore l'indole del lavoro Cap. LXVIII, Be quante mainere po esser Rector en una citade. — Cap. LXVI1I, Qual e mejo che la citade sia recta da un o da pliisor. — Cap. LXX, Que differentia è dentri lo Recthor lo qual è dreto e dentro lo tyranno. — Cap. LXXI, Que cose de' aver en s
lo bon Rector. — Cap. LXXII, Que consejeri de' aver en si lo Recthor. — Cap. LXXV, Ce tute quelle cose he se ordena sul Pallazo de' esser ordhenadhe per leze e per statut; — Cap. LXXVII, Como el perten al Frincipo o a tuto 'l Povolo fare leze e statuti. — Cap. LXXIX, Co lo zudese de' esser solicito he le leze sia ben servade. — Cap. LXXXV, Ce fa me.ster al bon stado de la citade che lo Puovolo no sia ni tropo riccho nè tropo puovero.
(5) Fu pubblicato dal signor Narducci di Roma, ma per la sua edizione egli si vals( di un codice Chigiano del secolo XV, mentre esistono altri codici, e tra questi un Rir cardiano, che probabilmente risale al XIII secolo. Chi paragoni il testo Narduc ì co saggio dato dal Nannucci nel Manuale (II, 192), scorgerà subito quale enorme differenzi corra tra i due. Cosicché può dirsi che il vero Ristoro resti tuttavia inedito.
(6) Cf. Nannucci, Man. II, 192 segg.
(7) Ved. il Lib. III, il quale determina de' VII pianeti, e de' luoghi loro, e de' movi¦