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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   la prosa. 265
   insomma sembra mostrare che lo scrittore abbia raccolte delle tradizioni,e chele abbia colla sua mente drammatizzate. Tanto questo, come l'altro scritto precedentemente ricordato, sono ingenui lavori dialettali, i quali non hanno altra importanza che quella di dimostrarci come alle origini ogni scrittore adoperasse il vernacolo della propria provincia, 111 poesia come in prosa. A questo poco si limitano le scritture storiche nel primo periodo di sviluppo della prosa. Ma ad esse deve aggiungersi l'opera di Fra Paolino, la quale, sebbene forse di qualche anno posteriore, appartiene però al periodo letterario medesimo, ed è di ben altra importanza, sia per la sua mole, sia per la materia di cui tratta. È questo, se non ci inganniamo, il più antico esempio di scrittura dialettale italiana, intorno ad argomento morale e politico, e ci pare che meriti di non essere lasciato in dimenticanza.
   Fra Paolino minorità scrisse sui primi del XIV secolo un trattato De Regimine Rrcloris (1), in dialetto veneto (2); libro che ha molta somiglianza con quello i'iiuoso di Egidio Colonna, De Regimine Prinnipum (3). Nella prima parte si discorre delle virtù necessarie al rettore, e dei vizi ad esse contrari ; delle passioni che agitano l'animo; dei costumi delle varie età e condizioni degli uomini. La sposizione, osserva il prof. Mussafia, procede in modo alquanto arido e scolastico, con perpetue divisioni e suddivisioni, con istudio affannoso di simmetria (4). Vi si cita del continuo Aristotile, e ci sono brani, di prima e di seconda mano, tradotti da molti scrittori, tra gli altri Giovanni di Salisbury, Vincenzo Bellovacense, Seneca, Svetonio, Agostino, Gregorio, ecc. (5). La parte seconda tratta della scelta della moglie, dell'educazione de' figliuoli, del governo della famiglia; e si comincia da quella solita sentenza di Teofrasto contro il matrimonio (6), per dire poi delle qualità che dee avere una buona moglie: e per un frate del XIII secolo, possiamo essere contenti, sentendo che in lei l'uomo deve cercare: « de aver nobilitade simel de si e ke ella sia ben accostumada; .... de' cercar en esa convegnivole etade e k'ella sia e granda del corpo e ben formada; . . . ancora . . . de'cercar en essa richece » (7). La donna non è più per il frate sinonimo di dannazione; ma essa non è ancora uguale all'uomo: «Veramente mal volontera e cun gran deliberacione de'l'omo batter la mujer, la qual en molte cose si è engual de lu » (8); e in che cosa non sia uguale lo dice dopo; « ke, segondo ko dise Aristotile, la femena no à saldo con-sejo, perciò k'ella no à nè ferma nè salda complexion del corpo » (9). Perdoniamogli, e leggiamo quello che 1 discepolo di San Francesco ordina dell'educazione de' figliuoli. Egli cita qui l'Ecclesiastico, e accanto, un esempio tratto dai Remedia amoris di Ovidio; poco più sotto, Boezio, Salomone ed Elinando. I figliuoli, s'intende , debbono essere ammaestrati nella fede ; ma anche nella scienza « la qual
   é pretiosa vestimenta dell'anema........De'toncha cascun volenter studiar
   ke so fioli scomenca per tempo emprender scientia, acò k'el sia molto apre-
   (1) Fu pubblicato per intero dal Prof. Adolfo Mussafia, a Vienna, Tendler e C., 1868.
   (2) Per le questioni relative alla vita dell'autore cf. l'Introduzione del Mussafia. — Per il dialetto_, vedi il Glossario.
   (3) Così scrive il prof. Mussafia: « Io credo che il trattato dell'Agostiniano, o nell'originale o in uno dei compendii o traduzioni che ne andavano attorno, abbia servito di modello al Minorità. Nè ciò scema gran fatto il merito di questo, ihi pensi alla natura dei trattati dottrinali, che consentivano più che qualsivoglia altra scrittura quella libertà nel valersi dell'opera altrui, che costumavano nel medio evo » (pag. XI).
   (4) Introduzione, IX.
   (5) Cf. Citazioni e Riscontri, pag.v 117.
   (6) Vedi indietro, pag. 126, in nota.
   (7) Cap. XLIX, pag. 69, 70.
   (8) Cap. Ili, pag. 74.
   (9) Cap. LIII, pag. 76.
   Lartoli. Letteratura italiana. 34