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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo l'NdF.clmo.
   mente in tutto questo racconto. Altri veda se ciò non sia una conferma della supposta falsificazione.
   Del resto il carattere della Cronaca è altamente medievale. Si prendono le mosse da Ninus; si fa Atalante marito di Elettra, e fondatore di Fiesole, la prima cittì sorta dopo il diluvio di Noè; si narra la storia di Troja, di Enea, di Romolo e Remo; si racconta una novella di Teverina figliuola di Fiorino e di Belisea; si dice clic Attila disfece Firenze; si dà l'etimologia dei nomi di varie città; insomma si va sulle orme delle vecchie cronache latine, affastellando favole, tradizioni, leggende; non badando ai più strani anacronismi, risalendo ai tempi più lontani, alle origini del mondo, a Adamo. Se noi potessimo esser certi della autenticità della cronaca, tutto ciò darebbe ad essa valore, servendoci come documento, che la cronaca medievale latina senza mutar niente del suo contenuto, passò alla forma volgare.,Come importante sarebbe il vedere questo Malespini scrivere il dialetto della propria città, non una lingua illustre o comune. Dalla rozzezza stessa del suo dettato, dal dialettismo che vi campeggia, dall'assenza di ogni arte riflessa, acquisterebbe pregio il libro di Ricordano. Ma, e se tutto ciò fosse una mistificazione?
   Giovi adunque passare ad altro argomento. L'Italia meridionale, se ha perduto Matteo Spinelli, ha però sempre alcune delle più antiche prose storiche, quali sono la Cronaca di Frate Atanasio di Jaci (1), che credesi scritta nel 1287; e Lu Ribel-lameniu di Sicilia contra Re Carlu (2), che sembra di non molto posteriore (3). La prima non è che un breve racconto di alcuni fatti accaduti a Catania, quando vi andò il re Giacomo d'Aragona; ingenuo racconto, scritto probabilmente per serbare memoria di un avvenimento nel quale era interessato l'orgoglio cittadino dei Catanesi varii dei quali, che sono nominati, sconfissero un drappello di Francesi, di cui una parte uccisero, una parte fecero prigionieri, e gli altri li purlaru pri fina a lu. xiumi e li ficiru passare a rncddu. L'altra scrittura narra i fatti di Giovanni da Procida, con vivaci colori, e quasi drammatizzando la leggenda. Essa sembra anzi essere la leggenda popolare che correva in Sicilia intorno a Giovanni, sulla fine del XIII o sul principio del secolo seguente. Basta a provare questo suo carattere il leggere le parole che si fanno dire ai varii personaggi. Giovanni, per es. dice a lu Plagalogu: « Signori, per Deo vi pregu, ordinati un segretu locu di putin parrari segretamenti »; e vanno « supra alta turri di lu palazu ». Ci sono alcuni passi vigorosi e belli: le parole che il Procida disse ai baroni di Sicilia, dove egli si recò vestito a modo di Frate Minore: « 0 miseri, venduti comu cani, mali disa-venturati e mali trattati, haviti li vostri curagi impitrati? Or non vi muviriti iammai, ma sempre sarriti servi, potendu essiri signuri, divengiando li ingiurii e li vergogni vostri? » I segni della leggenda sono continui: quel partire del Procida dal castello di Surianu, dove ha parlato segretamente col papa, « con quistu processu siglllatu »; la scena col re d'Aragona, l'incontro col pontefice a Velletri, l'andata di lui a Barcellona, qui pure travestito da frate, la missione di Fra Jacopo all'Aragonese, tutto
   (1) La venuta di lu Re Japicu a la citati di Catania scritta da lu Patri Frali Ata-nasiu di Jaci. — Fu pubblicata varie volte: l'ultima, dal signor V. Di Giovanni nel volume Cronache Siciliane, edito nella Coli, dei Testi di Lingua, Bologna, 1865. È poi veramente da ritenere la data del 1287? Osserviamo cbe Frate Atanasio scrive: « La vinuta di lu re Japicu a la gitati di Catania fu a lu primu di maju di l'anno 1287 ». Se egli avesse scritto nell'anno medesimo avrebbe usato questa forma? A noi parrebbe di no.
   (2) Vedi nello stesso volume del signor Di Giovanni.
   (3) Ivi, Prefaz. Anche su di essa opera, i dubbi non mancano. Ved. un articolo di Hartv g nella Gazzetta di Sybel, 1871; ved. Amari, Guerra del Vespro Sicil., App. — Ad essi rispose il signor De Giovanni, Filologia e Letter. Siciliana, li.