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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   ~<>2 capitolo decimo.
   fonti: la Cronaca Martiniana ed altre (1), e dice espressamente che è ricorso a « molte Cronache autentiche di molte città e paesi, et di quello, scritture onde in quesio libro abbiamo fatto menzione in gran parte » (2). Una tale asserzione, osserva il signor Scheller-Boichorst, e l'uso tacito e tanto copioso del Malespini, sarebbe una bene strana contraddizione. Da tutto questo può nascere il sospetto che la Cronaca del Malespini sia lavoro di tempi posteriori, tratto dal Villani in gran parte (3), e come tale, una falsificazione. Tanto più se si consideri come le ragioni di una tale falsificazione possano trovarsi nello scopo di esaltare l'origine di alcune famiglie fiorentine, e specialmente quella dei Bonaguisi, colla quale Ricordano è in parentela, e ch'egli fa derivare da un discendente dell'imperatore Ottaviano e da una nipote di Catilina (4).
   E certo che tali fatti, svolti con ampiezza dal critico tedesco, danno diritto di dubitare; è certo che l'identità di molti tratti ne' due scrittori, non può più far credere ciecamente che il Villani abbia copiato, ma può far nascere il sospetto che invece sulla Cronaca sua sia stata più tardi compilata quella che va sotto il nome del Malespini (5). Ma una risposta definitiva non potrà esser data se non quando dei due testi si abbiano edizioni critiche, frutto di studi e di confronti sui codici. Chi ignora quanti manoscritti del Villani restino tuttavia inesplorati? Noi quindi non sappiamo per ora quali nuovi fatti potessero uscire dallo studio di essi. Stando le cose come oggi stanno, ci sembra che il critico tedesco abbia ragione. Ma domani egli potrebbe aver torto (6). E il suo torto o la sua ragione gioverebbe che fosse dimostrato, nè dovrebbero più lungamente tacere su questo importante argomento gli eruditi fiorentini che avendo a loro disposizione tanti Codici del Villani, potrebbero da essi ricavar prove a smentire od a confermare l'opinione del tedesco (7). Aspettiamo dunque che essi parlino, ed intanto sospendiamo ogni giudizio. Tale qual'esso è, rendiamo conto del libro di Ricordano.
   (1) Cf. Scheffer-Boichorst, pag. 294 , 95, in nota.
   (2) Lib. V, Cap. 29.
   (3) Molti raffronti tra i due scrittori fece Salvatori Betti nel Giornale Arcadico, tomo 93, an. 1842, pag. 90-208. E da essi pure apparisce che il Villani copiando corregge sempre. Si paragoni specialmente ,cap. XXI1I con lib. 1,56; XXIV con 1,7; 45 con IV,5; ecc.
   (4) Vedi tutto ciò largamente trattato nella Memoria di Scheffer-Boichorst.
   (5) Si paragoni, ad esempio il racconto del Malespini Come per una donna Siena si fe' città (cap. XXIV), e si vedrà come risulti quasi evidente cne non è il Villani quegli che copia, ma si come il Malespini sia un compendio assai arruffato dell'altro.
   (6) Vedi la difesa che del Villani faceva Busson nell'op. cit., pag. 52 segg.: Die Benutzung der Istoria durch G. Villani.
   (7) Nell'Arc/urz'o Storico, Terza Serie, XII, 1,1870, promettevasi di prendere in esame
   lo scritto di Scheffer-Boichorst. Non abbiamo visto che per ora quella promessa abbia avuto effetto.— Qui intanto vogliamo avvertire come i dubbii sulla autenticità del libro del Malespini sieno molto antichi. Ecco , infatti, ciò che leggesi nella Prefazione del Follii! (pag. XXIV): «Nò è mancato chi lo abbia creduto (essere la Cronaca apocrifa), come può vedersi in alcuni spogli mss. esistenti nella pubblica libreria Magliabechiana CI XXV, P, Il
   Cod. 45, i quali vanno sotto il nome del Borghini, benché non sieno scritti di sua mano.....
   Parlandosi ivi aduuque delle antiche famiglie di Firenze al foglio 303 v. si dice, avanti a quelle otterrebbero il luogo quelle venti incirca famiglie , delle quali dice Ricordano essere stati fatti cavalieri da Carlo Magno imperatore ; ma perchè la fede ed autorità di questo scrittore da molti è revocata indubbio, eviene tenuto il libro per apocrifo, per ora fino che maggior chiarezza non ci sia, pare devino precedere le sopradette quelle del marchese Ugo. Sembra che queste parole possano svelarci un arcano intorno all'opinione di Lionardo Salviati.il quale nel voi. 1, pag. 132, 33 degli Avvertimenti della Lingua