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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   IjA prosa.
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   ineilesimi che pure credevano alla loro autenticità (1). I difensori dicono esser questo un errore derivato dai copisti, tutto dai copisti, le cui opere spropositate rimarrebbero oggi sole, e diverse tra loro, perdutosi l'originale ed anche le copie immediate di esso. Ma come ciò? Bisognerebbe supporre, come dice il Bernhardi (2), che lo Spinelli avesse scritto ogni paragrafo in una scheda separata: ed auclie ammesso ciò ritenere che le notizie non avessero quasi mai la data dell'anno in cui avvennero (3), il cne è tanto contrario alla natura della Cronaca, ed all'uso costante di tutti i cronisti, da rendere la supposizione affatto impossibile. L'intima essenza della Cronaca sta appunto nella data, alla quale lo scrittore aggiunge la notizia del fatto; nè c'è alcuno che abbia fatto altrimenti in tutti i secoli del medio evo. Quando poi anche questo potesse ammettersi, resterebbe sempre quello che notano i due critici già ricordati, che cioè i compilatori secondarii dei Diurnali avrebbero dovuto agire nolto diligentemente nella loro negligenza, poiché essi, quali sono, presentano un tutto ben ordinato e connesso tra le singole parti. Ma del resto, non è sola la confusione cronologica che faccia condannare come falsi questi Diurnali. Errori di ogni maniera vi si accumulano. Citiamone alcuni dei pili strani. Taddeo di Sessa vi è detto essere a Napoli con Federigo II, nel 1250; nel 1250, a Barletta (§§ 23,171); mentre è noto che Taddeo morì nel 1248, alla battaglia di Parma. Sembra strana assa la difesa che fa di questo passo il Minieri Riccio. Quattro cronisti sincroni attestano esplicitamente della morte di Taddeo alla battaglia del 1248 (4). Nessuno d questi quattro, scrive il Minieri (5), disse il vero: e la prova è che nè Niccolò .la Curbio, nè Salimbene, parlando di quella battaglia, ricordano Taddeo, non lo ricordano affatto come se egli non esistesse. Dunque (citiamo testualmente) « dalle testimonianze dì questi due scrittori contemporanei e per autorità innanzi a tutti e nemicissimi dell'imperator Federigo e de' suoi favoriti, si rileva che Taddeo da Sessa
   l) Ecco, per es., quello che ha dovuto far Pabst. Non corrispondendo il fatto colla data, egli prese i varii paragrafi e li trasportò alla data dove avrebbero dovuto stare. Coìsì,
   il § 10 appartiene al 1250
   » 14 » 1252
   » 20 » 1249
   » 39 » 1251 e 1252
   » 74, 81, 90 » 1255
   » 131 e 141 » . 1262, ecc.
   Ma anche con questo sistema, osserva il Bernhardi (pag. 8), di 510 paragrafi, Pabst ha dovuto lasciarne 62 senza data.
   Nell'edizione di Luynes:
   il § 1 apppartiene al 1249
   » 2 e 3 » 1233
   » 4 e 5 » 1250
   » 6 » 1233, ecc.
   Il Minieri Riccio (citiamo le parole stesse del Capasso) ordinando fatti che, per es. ere-leva appartenessero- al 1249, è stato obbligato a dividere il 1° paragrafo in due parti, ritenerne una nel 1.° e collocarne l'altra al 6; ha dovuto indi togliere i paragrafi 2 e 3 dal loro posto, passarli ai n. 10 e 11 sotto l'an. 1250, sostituendo invece a quelli i paragrafi 15 e 11; ha dovuto finalmente collocare i paragrafi 17 e 12 ai n. 4 e 5, e trasferire questi ai n. 13 e 14; e collo stesso metodo, dove occorreva, continuare negli anni successivi.
   (2) Op. cit., 7-8.
   (3) Capasso, op. cit., 20.
   (i) Bartolomeo Genovese (Rer. Ital. Scrip. VI); Matteo Paris; l'autore del Chronicon Parmense (Rer. Ital. Scrip. IX); l'autore del Chronicon de rebus in Italia gcstis.
   (5) Pag. 45.
   Battoli. Letteratura italiana. 33