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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   POESIE INSEGNATIVE fi MURALI.
   253
   Dopo avere percorso tutto il campo romanzesco, lo scrittore ritorna alla sua donna, per ingolfarsi di nuovo nelle astruserie allegoriche, colle sette regine che le fanno compagnia, e colle sue belle cameriere ; per poi lilialmente farci sapere che essa è
   L'amorosa madonna Intelligenza Che fa nell'alma la sua residenza.
   Lo abbiamo già accennato e torniamo a ripeterlo : noi abbiamo qui un lavoro sul quale evidentemente si esercitarono varie influenze: quella delle teorie provenzali sull'amore ; quella delle allegorie del Roman de la Rose ; e l'altra finalmente dei romanzi cavallereschi. Di italiano non ci pare di trovarci nulla, nulla di soggettivo, di appassionato, di vero. Nè il merito del poema è grande rispetto all'arte. Lasciamo le parole strane, barbare, nè italiane nè francesi (1) ; lasciamo i nomi proprii quasi tutti stroppiati (2); lasciamo i versi duri, ruvidi, contorti, tirati per forza ad una misura che spesso rimane dubbia; ma almeno c'è un disegno che apparisca nella mente del poeta ? Noi non sapremmo vederlo. Dalla primavera e dalla donna sdrucciola a darci un elenco di pietre, e impiega nientemeno di quarantatre stanze; poi si precipita sui romanzi, nojosamente lungo con Cesare, brevissimo con Artù; e finalmente ritorna all'argomento dimenticato, a Madonna, e ci spiega egli stesso l'allegoria, anzi tutte le allegorie del palazzo che da principio ha descritto. Qui davvero si tocca il ridicolo, dopo gli slanci lirici delle prime strofe, dopo la pittura del meraviglioso soggiorno della bellissima dea, dopo tanto sfolgorare di gemme, dopo tanti eroi che ci sono passati davanti agli occhi, noi caschiamo in una prosa che ci fa compassione. Il poeta ha descritta la camera da inverno, dove si fa fuoco di ambra purissima, e dove servono da lume i carbonchi; e la camera da estate, dove sono letti di avorio, e coperte dipinte a rose, a fiori e ad oro. Or sapete voi che cosa erano queste due camere nella sua mente ?
   La camera del verno e della state È l fegato e la milza veramente.
   Sapete voi che cos'era il trìclino, con tavole d'amatisto, vasi d'oro e di cristallo ed altri oggetti meravigliosi ?
   Savete cli'è '1 cenacol dilettoso?
   Lo gusto coll'assaggio savoroso.
   E così tutto il resto:
   E li nobili intagli e le figure, Si posson dir le belle rimembranze, Che imaginate son di tai pinture, Onde si fanno queste ricordanze, E gli occhi sono le speculature; Le vetriere, le belle alluminanze; E la cappella dove s'ofizia Si è la fede dell'anima mia; L'officio son le laude, e 'n Dio speranze.
   (1) Eccone un saggio: dibonaritate, s'agensa, travil, m'allasso, sapino, vistamente, zambra, odiferoso, triate, businieri, bredone, oraggi, aguriste, ecc. ecc.
   (2) Per esempio: Olimpusso per Olimpo; Argusso per Argo, Diomedesse, TJlisesse, Sestusso, Epirusso, Petreiusso, Afroniusso, Leliusso, Bacusso; ed altrove Sestus, Igneùs, Turn»s, Antonius, ecc.