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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   POESIE INSEGNATIVE E MORALI.
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   Festa degli angeli, sorella de'sanli, Vera virtù, reggimento e conforto,
   Degna di darmi audienza per grazia, Degna di darmi la forza e '1 vigore, Ch'i' possa dir nella presenza tua Certe parole e presentarti il IJbro. Quest'è quell'ovra che ne fu commessa E comandala per la grazia vostra
   La Sapienza accoglie benignamente l'offerta dell'opera, e dà permesso all'autore di trarne copia per sè,
   La copia fa che tu per te riservi, E danne esemplo a quella poca gente Che troverai che dilettano in essa.
   Bisogna convenire che il concepimento delle due opere del Barberino è ben singolare. Da un lato, come dicemmo, le influenze allegoriche del Roman de la Rose si fanno sentire molto vive, dall'altro lo studio e l'imitazione de' provenzali è evidente (1). Eppure c'è in esso qualche cosa di originale, il pensiero di applicare la poesia all'insegnamento de' costumi, discorrendo di ogni classe sociale, di ogni professione , di ogni mestiere, dal gran signore al mercante, dalla regina alla balia. Sappiamo che anche di questo potrebbero essergli stati maestri i provenzali, per esempio Matfre Ermenguau che nel Breviari d'Amor parla appunto delle varie condizioni sociali, dagli imperatori e dai re fino agli operai ed agli osti (2), od A.rnaut de Marsan o Nat de Mons, che scrivevano delle regole di vita (3); ma, se pur questo fosse, resterebbe sempre al Barberino il merito di avere in Italia applicata la poesia ad insegnare cose utili, uscendo dalle astrazioni amorose, e di avere rivolte le sue cure alla donna della vita reale.
   Così fosse egli stato meno dotto o meno dottoreggiante ! Così si fosse accostato un poco più all'arte popolore, di cui pure non gli mancavano esempii in Toscana !
   Qui sta il suo ditetio: egli non può mai scordarsi i prediletti modelli, non trae nulla dal di dentro, ma riceve dal di fuori, ed innesta alle influenze letterarie che operavano sopra di lui, la smania sua propria di mostrarsi dotto, di allontanarsi dal volgo, di foggiare un'arte che riunisca in sè le tendenze di varie letterature, di fabbricare una lingua che tenga a tre lingue diverse. Quindi, scienza, allegoria, personificazione, oscurità, contorsioni, tipi convenzionali, concetti convenzionali, ret-torica, ricercatezza, ecco il carattere di tutta questa poesia di imitazione.
   E imitatore anch'esso fu colui che scrisse il poema dell' Intelligenza. È questo un lavoro di cui già diede alcuni frammenti il Trucchi, pubblicato poi per intero dall'Ozanam (4), il quale dall'indicazione di un codice credè di poterlo attribuire a Dino Compagni. Sia questo vero o no, noi non sapremmo risolverlo. Certo le pa-
   (1) Il Barberino soggiornò in Provenza, e viaggiò in Guascogna e in Piccardia. I provenzali egli cita spesso nei Reggimenti. Ved. ad es. pag. 20, 136, 139, 140, 141,204.— Vedi anche quello che egli dice delle balie francesche nella Parte XIII.
   (2) Il Breviari d'Amor è una enciclopedia di circa 27 mila versi. Fu cominciata nel 1288, e questa data rende assai dubbio che il Barberino abbia potuto conoscerla. Cf. Diez, Poes. d. Troub, 222, Mahn, Ged. d. Troub., I, 184.
   (3) Cf. Diez, op. cit., 228-29.
   (4) Dncurnents inddits, ecc.
   furtoli. Letteratura italiana. 32