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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   capitolo l'nDF.ClMo.
   dico, della fanciullona grinzosa di corpo c d'anima, che con inganni rei si fa sposare, e porta la maledizione nella casa dove entra (1).
   Alla donna maritata rivolge ora i suoi insegnamenti l'autore (2), e cominciando dalla cerimonia nuziale, ei l'ammonisce che due o tre volto si faccia ripetere la domanda del consentimento, prima di rispondere; e che poi, pria di andare al marito
   .... sembri ch'entrata Sia in una selva molto dubiosa, A lui poco parlando In atti paurosi.
   Ipocrisia del pudore, alla quale fa riscontro quest'altra ipocrisia dello stomaco.
   Avvien che questo giorno ella si mena A lui, porrà primiera Nella camera sua
   Mangiare alquanto, che poi fra la gente Mangiando men, parrà più temperata.
   Seguono i precetti per la donzella che va moglie ad un re; e quivi, descrizione del banchetto nuziale, descrizione della camera nuziale, e poi un curioso dialogo tra il re e sua moglie in letto la prima notte del matrimonio: dialogo di cu» rechiamo questo elegante tratto. Così alla donna che fingeva doiimre dice lo sposo:
   Giovane bella e saggia creatura, Da Dio plasmata di si nova altezza, Che ognun ne prende maraviglia grande, Onde ti vennon gli begli occhi tuoi? Chi mise in quelli lo sguardo amoroso9 Chi gli accerchiò delle ciglia celesti? Chi ti plasmò si formose le braccia? Onde portasti quei labri vermigli? Son'elle tue quelle man delicate? Chi ti dipinse la candida gola? Chi diede l'ordine bello a que'denti? Da cui traesti l'angelica voce? Dimmi per Dio, ch'i'non son qui venuto Se non per solo saver questa cosa, La qual saputa, lascerotti in posa.
   Seguono poi altre regole, e una pittoresca scena nel giardino, dove gh usi cavallereschi sono dipinti, sulla quale però a noi conviene trascorrere; come sune cinquantaquattro cose che alla regina conviene di sapere e serbare, alcune delle quali curiose e caratteristiche del tempo.
   (1) Così di esse scrive in altro luogo (Parte V, pag. 160) l'autore:
   Che più baldanza sogliono in magione Aver le donne che invecchian mariti, Che quelle che invecchiate son da essi.
   (2) Parte V.