poesie insegnative e morali.
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Così comincia questo libro.
Seguiamo rapidamente l'autore nelle sue teorie, mezze da giureconsulto e mezze da trovatore, mezze da scolastico e mezze da uomo galante (1). La prima parte dà precetti alla fanciulla, ch'ella stia colla madre, che 11011 vada mai sola tra uomini, che tenga gli occhi bassi, che sappia tacere a tempo, e quando parla, parli temperatamente e a voce bassa; che sia ordinata e cortese nel mangiare; che se è richiesta di canto
Pregata un poco prima,
D'una maniera bassa
Soavemente canti, ....
E questo canto basso,
Chiamato camerale,
È quel che piace e che passa ne' cori,
Che dice un provenzale
Tali parole sopra questo punto:
Ogni cantar si volge
Con assai più dolcezza
Nella voce minore,
E questa passa al core ....
Sia bene acconcia nel vestire, ma non porti fastella in luogo di ghirlanda; rida senza gridare, pianga senza voce. Tutto questo s'ella è figlia di imperatore o di re; che se fosse invece figliuola di cavaliere da scudo, o di giudice o di medico, allora
.... Porrà ben più ridere e giuocare E più d'attorno onestamente andare; E anco in balli e canti Più allegrezza menare; . . .
Allora impari a far borse o cucire o filare, ed anco a far di cucina. Qui si presenta al poeta una ben seria questione. Deve ella, la fanciulla, imparare a leggere e scrivere1? Egli ci risponde sincero:
.... sovra questo punto
Non so ben ch'io mi dica,
Che molti lodan ciò, e molti biasman ciò.
Ragiona in bruttissimi versi un bel pezzetto su questo argomento, per poi venire a questa conclusione:
Reggimenti delle Donne, Bologna, 1871): « Io mi penso che il nostro Francesco non isfug. gisse all'artistica influenza di questa famigerata Visione , e che , se dai Trovatori al di qua della Loira potò trarre l'idea semplice di porre in versi gli insegnamenti opportuni al vivere costumato e civile, dai Troveri, al di là di detto fiume, e più precisamente da Guglielmo di Lorris trasse l'altra assai più composta di dare a tutto ciò, non solo una forma drammatica e dialogistica, ma d'introdurvi ben anche molte personificazioni morali e mitiche, le quali allungando la materia ed interrompendone lo sviluppo, non forse sempre piacevolmente , sottopongono la parte precettiva all'impero di un simbolismo e di una vorrei dire medievale poetica architettura, di cui è officio il rendere a forza magnifico l'amile, ed artifiziato il semplice e piano. »
(1) Ci dispiace di non aver potuto vedere un lavoro del dotto Wesselofsky sul libro del Barberino, intitolato: La donna e le antiche teoriche dell'amore, nella Besieda, 1871.