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capitolo fono.
metà del secolo XII1 (1) comparisse in Francia il Roman de la Rose di Guillaume de Lorris, che fu poi continuato da Jehan de Meung: lunghissima allegoria dove pretendesi di fare la storia dell'amore, e dove tutti i personaggi sono altrettante astrazioni personificate, quali ad esempio Danger, Male-Banche, Bel-A^i ueil, Doux-Regard, Jolivetè, D6duil, Franchise, etc. Nella continuazione de Jehan de Meung troviamo anche Dame Nature che si confessa a Genius, e la confessione non è altro che un ammasso di notizie enciclopediche, di cui l'autore sotto questo pretesto fa sfoggio. Noi non vogliamo già dire con ciò che il Tesoretto e gli altri lavori simili d» cui parleremo, sieno una diretta imitazione del poema francese. Ma solamente crediamo che la forma letteraria della poesia didascalico-alle^orica sia sorta dietro l'esempio di esso, poiché con ciò ci spieghiamo bene il perchè quasi al tempo stesso sieno comparsi il Tesoretto del Latini, i Documenti d'Amore e il Reggimento delle Donne di Francesco da Barberino, e quel poema dell'Intelligenza, reso famoso dal dubbio che appartenga a Dino Compagni: quattro lavori, sotto molti rispetti, uniformi, e che mostrano nei loro autori un pensiero comune.
Abbiamo già detto quale sia il contenuto del poema di Brunetto. Ma qual'è il suo valore riguardo all'arte? Una povera cosa, in verità. Ad alcuno può sembrare non senza pregio la descrizione ch'egli fa della Natura:
Talor toccava il cielo,
Si che parea suo velo, E talor lo mutava,
E talor lo turbava. Al suo comandamento
Movea il firmamento, E talor si spandea,
Si che '1 mondo parea Tutto nelle sue braccia.
Or le ride la faccia; Un'ora cruccia e duole, Poi torna come suole
E tanto vi diraggio Che le facien tal festa I be' capegli in testa, SI ch'io credea che'l crino Fusse d'un oro fino, Partito senza trezze;
dove qualche grandiosità di concetto non manca, sebbene rimpiccolita poi subito da quel che segue, dalle labbra vermiglie, dal naso affilato, dalla gola biancicante, e da altre di siffatte miserie. Cercare qua dentro pur l'ombra della ispirazione sarebbe vano, cercarvi il sentimento, l'affetto, la fantasia. Sono versi monotoni che si succedono a due a due, e che non si possono leggere senza una grande fatica. La tendenza allegorica, come già notammo, vi predomina: cosi egli fa della Vimù ulh imperatrice, che ha quattro figlie regine,
Si ch'ognuna per sene
Tenea sue proprie mene, Ed avea suo legnaggio,
Suo corso e suo viaggio, E'n sua propria magione Tenea corte e ragione.
(1) Cf. Hist. Littér., XXIII, 2.