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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO NONO.
   POESIE INSEGNATIVE E MORALI.
   Alle Enciclopedie si ricollegano in qualche modo certe poesie, che troviamo nel irimo secolo della nostra letteratura, e che richiamano per più ragioni la nostra attenzione. Fra queste poniamo per primo il Tesoretlo di Brunetto Latini. È desso in poemetto in versi settenari, rimati a due a due, nel quale l'autore finge di essersi smarrito in una selva, dove incontrò una donna, di forme stupende, che seppe essere la Natura, la quale va esponendo al poeta i suoi insegnamenti enciclopedici, arlando di Dio, del creato, della redenzione, delle potenze dell'anima umana e della >aa sede nel cuore, dei cinque sentimenti, delle varie complessioni degli uomini, legli elementi, dei pianeti, dei quattro fiumi del paradiso terrestre, delle varie generazioni degli animali, dell'oceano e delle colonne d'Ercole. Dopo questo la Natura dà commiato al poeta, e gli comanda di far viaggio per la vicina selva, dicendogli :he vedrà la Filosofia, le quattro Virtù, il Dio d'Amore, e se piacciagli, la Ventura e la Baratteria. Passata Brunetto una valle deserta e tenebrosa, trovasi il terzo di .n una pianura gioconda, nella quale scorge re, grandi signori, maestri di scienze, e sopra tutti vede stare una imperatrice chiamata Virtù, che ha quattro figlie regine, Prudenza, Temperanza, Fortezza e Giustizia, corteggiate ciascuna da donne reali, delle quali si nominano Cortesia, Larghezza, Leanza e Prodezza. Egli seguita poi 1 viaggio per brama di vedere Ventura ed Amore; ritrova questo, e assai persone >ede appresso di lui quali liete e quali tristi. Allora fatto senno risolve di tornare i Dio; si confessa a Monpelieri, e seguita in cerca di Ventura. Si trova finalmente in cima del monte Olimpo, dove vede Tolomeo (1); e qui termina il Tesoretto, a cui sembra mancare il fine, che dovea contenere la risposta del sommo geografo, se pure, come altri pen^ò, questa risposta non è il Tesoro stesso tradotto dal Giamboni (2).
   No. abb.amo evidentemente davanti un poema insegnativo e morale, esposto sotto figura allegorica. Donde e come è nata questa nuova forma dell'arte? La domanda potrebbe sembrare oziosa a chi ripensasse che da Esiodo in poi la poesia didascalica e l'allegoria si compenetrarono sempre a vicenda, per necessità intrinseca ella loro natura. Ma questo non toglie che non possa sembrare strano che ai primordi di una letteratura si trovino molte di tali poesie, e tutte fino ad un certo segno foggiate in un modo stesso, quasi gettate nel medesimo stampo. Ci è forse una influenza diretta da ricercare in qualche lavoro famoso del tempo ? Noi crediamo di si; crediamo, come altri ebbe già ad osservare, che anche in questo caso le lettere nostre si facessero seguitatrici di una moda straniera. Tutti sanno come nella prima
   (1) Cf. Il Tesoretto e il Favoletto di Ser Brunetto Latini, per cura di G. B. Zannoni. - Firenze 1824. — Pag. XLIII, legg.
   (2) Cf. Pieci, Studii sul testo del Tesoretto, 1855.