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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

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a cura di Federico Adamoli

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   l15 enciclopedie. 223
   Ciò apparisce anche pia chiaramente nello Speculimi n'istoriale, che è la parte della grande opera del Bellovacense che ci sembra offra maggiore curiosità, corno quella dove si riflette ai vivo tutto il pensiero medievale. Cominciasi dalla storia della creazione, dalle facoltà dell'anima umana, dalle virtù e dai peccati, per discendere al diluvio, alla dispersione, alla storia del popolo Ebreo (1); quasi compendio od epilogo di ciò che fu largamente, trattato nello Speculum Naturale e Doctri-nale. Poscia si discorre della storia dei Persiani, di Esopo e delle sue favole, di cui si reca un sunto (2), di Pitagora, di Anassagora, di Eschilo, di Pindaro, di Sofocle, di Euripide, di Socrate, di Platone, di Aristotile, di Demostene e d'altri (3). Il libro IV si aggira specialmente sulla storia di Alessandro, a proposito della quale riferisconsi le favole della sua nascita (1). e delle sue imprese (5). Quindi si parla dei Romani, di Annibale, di Terenzio (6), di Accio tragediografo, di Antioco, e giù giù, d'avvenimenti storici, di filosofi, di letterati, di santi, di leggende. L'autore si compiace a riferire brani degli scritti di Cicerone, di Orazio, di Virgilio; ma non dimentica di quest'ultimo le favolose tradizioni (7). Egli pone uno dietro l'altro due capitoli:
   buiga V Hìstoria diaboli, fino a quel Rusca che nel suo libro Be Inferno , stampato nel 1621 a Milano, dava la pianta topografica della cavità tartarea. San Tommaso e San Bonaventura insegnavano essere opera dei demoni gli uragani e le pesti; San Bernardo scomunicava le mosche, reputandole diavoli. La Chiesa Cattolica Romana si compiacque ed ebbe il suo interesse nel divulgare e mantenere le più assurde superstizioni fra i popoli, tra cui quella di attribuire ai demoni le opere dei maghi e degli stregoni, su di che sono importanti a leggersi le Exerptiones Ecgberti (in Mansi, Sacr. Condì. Coli., XII)» e V Abr enunci alio diaboli operumque ei    (1) Lib. I. II. — In mezzo alla storia degli Ebrei , è un capitolo De Homero poeta (Lib, II, cap. 87). Vi si legge : « Quatuor millia librorum Di limus grammaticus scripsit, in quibus quaeritur de patria Homeri et matre Aeneae . . . Hic Homerus apud Athenienses prò insano habitus est, eo quod Deos inter se belligerasse diceret. » Altrove (cap. 100) parlasi Be Sibylla Erythraea et versibus ejus de Christo.
   (2) Lib. III, cap. II, Vili. — Sembra che all'autore piacessero molto le favole Esopiane, poiché anche nello Speculum Boetrinale riferisce molte di esse ai cap. 114-123 del Lib. III.
   (3) Lib. III. Ecco gli Autori citati: Euìebius , Orosius, Justinus, Valerius, Comestor, ffelinandus, Augustinus, Seneca, Boetius, Lactantius, Tullius, Aristotiles, Cassianus, Gel-lius, Tertullianus, Apulejus, Macrobius, Hieronymus, Plinius.
   (41 Citasi come fonte la Historia Alexandri. Riferiamo il principio del cap. Ili, De conceptione Alexandri Magni: « Igitur Neetanebus quaerit herbas ad immittendum som-nium necessarias, quibus in succum pressis, effigiat ex cera corpusculum foeminae, cui nomen Reginae ascribit, lectulumque ei fabricat, cui illa effigies superponitur, et lucernis iuxta accensis, succum herbaruni potentium superfudit, carmenque indicit efficax et secretimi : quo effectum est ut quicquid simulacro cereo loquebatur, ita etiam fieri sibi Regina nunciaret »... È chiaro che la fonte di questo racconto è la storia di Valerius.
   (5) Ved. specialmente i cap. 53-60, dove si parla De mirabilibus quae vidit Alexander in India. Il cap. 57 è intitolato : De responsis arborum ad Alexandrum. Si cita la epistola Alexandri ad Aristotelem, la quale, come 6 noto trovasi nel romanzo di Valerius.
   (6) Ci sono due capi intitolati: De Terentio et ejus comediis — De flosculis comae-diarum eius — Lib. IV, cap. 72, 73.
   (7) Cosi scrive: « Ab hoc Virgilio multa dirmtur mirabiliter actitata, In porta Nea •