224 capitolo settimo.
zioni poetiche, intromette degli episodi, inventa l'amore di Troilo e Briseida(l), insomma dalle non molte pagine del supposto scrittore di Frigia, trae un lungo romanzo francese (2), che dovè essere popolarissimo nel Medioevo, a giudicarne dai manoscritti che ce ne rimangono (3). Ed esso romanzo diventa fonte alla sua volta per altri poeti: per llerbort de Fritslàr, che scrive in tedesco, sui primi del XII secolo, il Liei von Troje, seguendo bensì il suo libro romano, ma innestandovi cose relative alla mitologia tedesca , ai costumi, agli usi, alle leggi della sua patria (4). Per Corrado di Wurzburg, che più tardi, nel 1280, scrive il Poema della guerra di Troia, seguendo però liberamente l'ispirazione della sua fantasia (5), introducendo episodi (6), e, quello che più monta, dando un'impronta tutta tedesca alla sua composizione (7). Anche un italiano si accinge a scrivere sulla guerra troiana anche egli trae le sue notizie da Benoit de Sainte-More; ma sebbene ciò accada nella seconda metà del XIII secolo, sebbene Guido delle Colonne sappia scrivere anche il suo volgare, che lingua adopera egli per questo suo lavoro? Il latino. Che forma dà egli alla sua compilazione? La forma storica. Guido da un poema volgare trae una storia latina (8), in prosa, dove fa sfoggio della sua erudizione geografica ed astronomica (9), dove, a proposito di Medea, si compiace nel fermarsi a discorrere lungamente delle eclissi solari; dove, insomma, sembra continuo lo sforzo per allontanarsi più che sia possibile dal modello romanzesco, ch'egli non nomina inai, ch'e.li nasconde, quasi vergognoso di ricorrere a tale sorgente. Si noti la differenza : non molto puma di Guido, un monaco inglese, Iscanus, scrive pure in latino de bello Trojano, anch'esso fondandosi sul solito Darete; ma la prosa della sua fonte si converte sotto la mano di lui in versi eleganti e scorrevoli; un tedesco, Albertus Stadensis, fa lo stesso, e dalla storia latina esce il poema latino Troilus. In Guido invece, che pure sa fare versi volgari, dalla poesia romanza esce la prosa latina, la sua prosa che egli scrive a fine che sia conosciuto il vero, clic i poeti alterarono, e che Darete e Dite conservarono. Il fenomeno è assai strano; e conferma quello cne indietro dicevamo sulle condizioni delle lettere in Italia.
Un ciclo di tradizioni leggendarie importantissime fu quello delle imprese di Alessandro. Formatesi probabilmente presso i Persian e presso i Greci Alessandrini (10), esse si sparsero poi fra tutti i popoli dell'Occidente. La letteratura del basso latino ebbe VItinerarium Alexandri, opera mescolata di storia e di favole (11);
(1) Cf. Dunger, op. cit., pag. 35.
(2) Notiamo che Darete è da considerarsi come la sorgente principale di Benoit; il quale però sembra che conoscesse anche Dite, Ovidio, Virgilio, e Giulio Onorio Oratore. Cf. Dunger op. cit., 37, 39.
(3) Joly ne ricorda ventiquattro, sparsi a Parigi, Montpellier, Vienna, Londra, Midd-lehill, Pietroburgo, Milano, Venezia.
(4) Dunger, op. cit., 42.
(5) Dunger, op. cit., 46.
(6) Ivi, 56.
(7) Ved. in Dunger (op. cit., 44) il bel paragone tra Herbort e Corrado; del quale ultimo così scrive: « Konrad dagegen bindet sich nicht an eine bestimnite Quelle, sondern gestaltet seinen Stoff kunstvoll nach wohldurchdachtem Piane um; auch er schliesst sich zwar an fremde Vorbilder an, aber ohne sein freies, selbstàndiges Schaffen dadurch zu beeintrachtigen ».
(8) Ved. in Dunger (op. cit., 63) le prove che la fonte del messinese è Benoit.
(9) Dunger, op. cit.
(10) Récherches sur les histoires fabuleuses d'Alexandre le Grande, nelle MélatA/es d'histoire littéraire par G. Favre, II, 5, 15. — Cf. anche Hammer, Gesch. d. schonen Re-dekunsle Persiens, 117. Ved. pure un'importante Memoria di Berger de Xivrey nelle Notices et Extraits des Mss., XIII.
(11) Fu pubblicato dal Mai. Ne aveva già fatto conoscere alcuni frammenti il Muratori,