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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   210 capitolo settimo.
   In esse si manifesta il genio dei nuovi tempi, mentre intanto in altre lo sforzo letterario attesterà il perdurante affetto all'antico pensiero latino (1).
   Sotto un aspetto diverso ci saranno prova di quell'affetto medesimo altre poesie, quelle dove si cantano le passioni, le voluttà, le gioie, gli sdegni della terra; quelle dove si ride e si folleggia, antitesi del misticismo e non di rado satira di esso. Abbiamo davanti larga copia di poesie amatorie, bacchiche, satiriche, burlesche, nelle quali rivive tutta la forza del sentimento pagano, o diciamo meglio, tutta la forza del sentimento umano che ci lega al mondo, a questo mondo, che il monaco si finge un esilio, ma che l'uomo sente sua patria. Questa bella e ridente natura che ne circonda è ispiratrice d'amore; la maledica pure il santo, dal suo cenobio, altri ne canterà le dolcezze (2). Si imprechi pure contro le voluttà dell'amore: Venere sarà
   Vos fecistis iterum Crucifixum pati. Sed surrexit Dominus nostrae libertati, Iam suae apparuit Parmae ci vitati.
   In nocte tristiciae, moeroris et metus Plorans plorat, positus Cremonensis cetus, Amisso Karrochio factus inquietus, De quo chorus jubilat angelorum letus.
   (1) Arrigo da Settimello scrive il poema De diversitate Fortunae et Philosophiae con-solatione (ap. Leyser, Hist. Poetarum et Poematum Medìi Aevi, 453 197); altri trattano argomenti scientifici, come Tommaso da Capua (cf. Fabricii, Bibl. VI, 213); altri, argomenti morali, come Jacopo da Benevento (cf. Bandirli, Catal. Cod. Rice., 239).
   (2) Cf. Carm. Bur., pagg. 146, 147, 177, 178, 179, 181, 183, 193. Citiamo come esempio le seguenti strofe (181) :
   Terra jam pandit gremium
   Vernali lenitate,
   Quod gelu triste clauserat
   Brumali feritate;
   Dulci venit strepitu
   Favonius cum vere,
   Sevum spirans boreas
   Iam cessat commovere.
   Tarn grata rerum novitas
   Quem patitur silere?
   Nunc ergo canunt iuvenes,
   Nunc cantum promunt volucres;
   Modo ferro durior
   Est quem non rnollit Venus,
   Et saxo frigidior
   Qui non est igne plenus.
   Pellantur nubes animi
   Dum aer est serenus
   Fronde nemus induitur, Iam canit philomena, Cum variis coloribus Iam prata sunt amjena, Spatiari dulce est Per loca nemorosa;