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Storia Letteraria d'Italia
I primi due secoli
Adolfo Bartoli
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 552

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   capitolo settimo.
   fatta originale dall' arte. Cosi pure qualche .slancio d' affetto, ili vero e veemente afletto non manca (1); non manca la grandiosità in alcune, 111 altre la semplicità e la gentilezza. Ma questa semplicità, questa grandiosità, questa forza attingono sempre la loro bellezza in qualche cosa di terreno, di umano; quando invece si vuole oltrepassare la terra, si cade o nello strano e nel gonfio, o nel volgare e nel ridicolo. Si è citato tante volte come esempio di cosa bellissima lo Slabat Metter (2); la sua bellezza però sta tutta nelle prime strofe, dove è espresso il dolore materno; quello che viene dopo, più che un canto è un bisticcio, senza grazia e senza sentimento (3). Cosi in molti altri degl'inni alla Vergine. Fino a che si paria alla donna e alla madre, la poesia erompe spontanea dall'animo: dove si comincia a toccare l'oltramondano, dove si pretende di esaltare il mistero, ogni poesia se ne va, e si sdrucciola in una teologia che spesso è indecente (4) e stranamente ridi-
   Cruciatus amo mille,
   Omnis poena levis est: Duce mihi sauciari,
   Parva vis doloris est: Malo mori quam foedari, Major vis amoris est!
   Ved. anche il Rhytmus de die mortis di S. Pier Damiano, e l'altro ritmo cùe vien dopo in Dm Meril, op. cit, pag 130, nota.
   (1) Si veda una Salutatio ad latus Domini (Mone, op, cit., I, 1613), dove sono dei vers che fanno ripensare a Jacopone, e lo spiegano :
   Plaga rubens aperire Fac cor meum, te sentire Sive me in te transire, Vellem totus introire,
   Pulsanti pande pauperi. Ore meo te contingo, In te cor meum intingo, Te ardenter ad me stringo, Te ardenti corde Ungo,
   Me totum in te trajice! 0 quam dulcis sapor iste! Qui te gustat, Jesu Christe, Tuo victus a dulcore Mori posset prae amore Te unum amans unice.
   (2) In Mone, op. cit., Il, 147.
   (3) Dalla strofa che comincia « Sancta mater istud agas ».
   (4) L'asserzione parrà ad alcuni cosi grave, da rendere necessarie le prove. Ed eccone alcune. In un inno contenuto in un MS. del XIII secolo (Ap. Mone, op cit., II, 53) leggesi
   Ave domina coelorum, Inexperta viri thorima,
   Parens maris nescia; Fecundata sine viro Genuisti modo miro
   Genitorem lì li a. Florens hortus austro dante, Porta clausa post et ante, Via viris invia,