condizioni letterarie nel medio evo, ecc. 1«J7
volendo clie i suoi monaci obbedissero alla legge sociale della divisione del lavoro, faticassero colle braccia e collo spirito (1). Fu già osservato che gli italiani non amarono gli studi teologici (2) ; tanto è vero che i nostri teologi, grandi e mediocri, andarono tutti fuori d'Italia, andarono a cercare un campo più adattato di questo alle loro speculazioni trascendentali, alle loro splendide sottigliezze metafisiche. La Francia, e specialmente Parigi, è il gran centro dove accorrono; là Desiderio e Prepositivo, Lanfranco, Sant'Anselmo, Pier Lombardo, San Bonaventura, San Tommaso, Annibaldo degli Annibaldi, Rolando di Cremona, Ambrogio Sansedoni, liberto di Genova, Remigio di Firenze (3), Egidio Romano ed altri minori (4). In Ita'ìa si pensava poco alla teologia. C'era qualche cosa di più positivo, di più pratico: c'erano le guerre contro il tedesco, c'erano i Comuni intenti a rivendicare le loro libertà; c' era il nostro vecchio Diritto Romano da studiare (5). È mirabile il fervore nelle discipline della giurisprudenza^ nei secoli XII e XIII. Quegli Studi di Bologna, di Padova, di Vicenza, di Napoli, di Salerno, di Modena, di Parma, e d'altre città, offrono uno spettacolo meraviglioso (6). Quella gioventù che accorre in folla ad imparare le leggi di Roma , che va da una città ad un' altra co' suoi maestri, clie prende parte alla vita civile pur vivendo nel santuario della scienza; quel contrastarsi tra le varie città i maestri e gli scolari; quegli onori, quei privilegi che >ro s accordano, quegli edifizii che si innalzano per essi, tutto quell'insieme di fatti è stupendo: gli italiani, si sentivano sempre romani, ed i loro cuori palpitavano a tutto ciò che parlasse loro della madre antica. Nè solo il diritto, ma la medicina aveva appassionati cultori, a cuni dei quali salirono in grande fama, e portarono la scienza ad altre nazioni, come Lanfranco chirurgo milanese, come Ruggero da Parma ed altri (7); mentre intanto Leonardo Fibonacci dava all'Europa il suo Abbacus (8).
E questi erano pure i tempi, giova ricordarsene, nei quali i Domenicani, nel loro capitolo tenuto a Parigi l'anno 1243, proibivano fin la lettura dei libri di fìsica, « non studeant in libris physicis, nec etiam scripta curiosa faciant (9) » ; erano i tempi nei quali Attuario spacciava i suoi antidoti contro gli spiriti maligni; nei quali Gregorio IX proibiva la lettura dei libri d'Aristotile, nei quali Roberto de Courcon e Simone de Brie Cardinali, li dichiaravano libri inutili ai cristiani e contrari alle Sante Scritture (10).
(1) Ivi.
(2) Così scrive Giesebrecht: « Sacrae disciplinae per omnia haec tempora, indoli atque igenio nationis parum convenerunt , exiguoque fructu sunt cultae » (pag. 24-25). — E facendo un paragone tra gli italiani ed i tedeschi : « Hi armis, forensibus pergaudent negotiu; di (i tedeschi) summa cum animi delectatione in rebus sacris, in martyrum meritis, in fide Christiana propagata commorantur s> (pag. 23).
(3) Cf. Fabrici, Biblioth Lat. med. et inf. lat., VI, 66, 67.
(4) Cf. Tiraboschi, IV, I, 167 segg. — Hist. Littér. de la France, XVI, Discours sur Vètat des léttres, di Daunou.
(5) Gli studi del diritto furono in questo secolo debolissimi in Francia, sia a causa della Imperfezione e della confusione delle leggi, sia per l'impedimento posto ad essi da Roma. Onorio III nella Bolla Super specula (an. 1218 o 1220) scriveva: « flrmiter interdi-cimus et strictius inhibemus ne Parisiis seu aliis locis vicinis quisquam docere vel audire jus civile praesumat. » Cf. Hist. Litt. de la France, XVI, 83.
(6) Per la storia particolareggiata delle Università Italiane, oltre i molti lavori spe-c ali, ved. un buon capitolo nel Tiraboschi, e la Diss. 41 delle Antiq. Ital. del Muratori. Si consultino anche le opere magistrali di Raumer e di Savigny.
(7) Cf. Hist. Litter., XVI, 93, 99. — Ved. anche un articolo su Lanfranco nel Journal des Sav., 1850, pag. 444.
(8) Cf. Libri, Hist. des Sciences Mathematìques en Italie, II, 20 segg.
(9) Cf. Martene, Thes. anecd., IV, 1685.
(10) Cf riist. Littér. de la France, XVI. 100, 101.
UaiiToli. L'iUratura italiana ?6